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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2018

La CGIL nel novecento_newsletter GENNAIO 2018

Di Vittorio a fianco degli ebrei italiani, di Ilaria Romeo

Sono uno dei capitoli più dolorosi della storia del ventennio fascista: le leggi razziali del 1938, l’antisemitismo che diventa discriminazione, esclusione dalla vita pubblica, deportazione.
Al Regio decreto legge del 5 settembre 1938 - che fissava «Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista» - e a quello del 7 settembre - che fissava «Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri» - fa seguito (6 ottobre) una «dichiarazione sulla razza» emessa dal Gran Consiglio del fascismo. Tale dichiarazione viene successivamente adottata dallo Stato sempre con un Regio decreto legge che porta la data del 17 novembre dello stesso anno.
All’indomani dell’emanazione della prima delle leggi razziali fasciste, a Parigi l’esule Giuseppe Di Vittorio prede in mano la penna e scrive elevando, alto e forte, il suo grido di sdegno:
“Mentre la situazione internazionale si aggrava di ora in ora, sotto le minacce intollerabili degli aggressori fascisti, il delirio razzista è giunto al paro…

#pernondimenticare

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"La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati"
#pernondimenticare:
«Per noi anche l’ora della libertà suonò grave e chiusa»
«Meditate, che questo è stato»
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ANTIFASCISTI DA SEMPRE

Un’appartenenza forte, di Anna Foa

Quando Ha Keillah mi ha chiesto un contributo sul rapporto di mio padre con l’ebraismo, ho avuto un primo moto di stupore. Mi sembrava di non essere in quanto sua figlia la persona più adatta a parlarne, proprio per la mancanza di distanza che mi deriva da questo intreccio tra dimensione pubblica e privata. Ho poi dovuto convenire di avere effettivamente qualcosa da dire, perché era un tema che nelle conversazioni fra me e mio padre era tornato frequente, in fasi diverse della vita. Ma prendete queste righe come una pura testimonianza, che non vuole né può assurgere al livello di una riflessione. E perdonate se per ricordare il suo ebraismo nell’unico modo che posso, cioè attraverso le mie percezioni, finisco per parlare troppo spesso del mio modo di essere ebrea. Nipote di rabbino, mio padre ha vissuto i suoi primi anni in una moderata osservanza della tradizione, voluta più da suo padre che da sua madre, Lelia Della Torre, ironica e lontana dalla religione. Non penso che mio padre ab…

Al lume di candela, Gianni Rodari racconta Giuseppe Di Vittorio

L’infanzia di Giuseppe Di Vittorio narrata dal più grande scrittore italiano di favole, Gianni Rodari. Il racconto, scoperto da Ilaria Romeo [1], responsabile dell’Archivio storico della CGIL nazionale, fu pubblicato sul «Pioniere» (n. 18, 2 maggio 1954), giornalino rivolto ai bambini edito dall’Associazione Pionieri d’Italia e diretto dallo stesso Rodari (da «Liberetà», n. 2, febbraio 2018).

“La grande masseria pugliese era immersa nel silenzio. Le bestie riposavano nelle stalle. Sotto le tettoie le macchine silenziose non erano che ombre oscure. In un vasto, squallido stanzone, gettati sui pagliericci, sfiniti dalla fatica, dormivano i braccianti. Avreste potuto attraversare tutto lo stanzone passando sui loro corpi, e nemmeno se ne sarebbero accorti. Quattordici, quindici ore di lavoro: e un solo pasto, di pane ed acqua salata. Un breve sonno senza sogni, e presto l’alba li avrebbe chiamati alla fatica nuova. Ma in fondo allo stanzone brillava una candela. Alla sua luce, piccola iso…

Antifascisti da sempre

UN CONCORSO PER RICORDARE GIUSEPPE DI VITTORIO ED ARRICCHIRE IL NOSTRO PATRIMONIO DOCUMENTALE

Ricorda Anita Contini Di Vittorio nelle proprie memorie: 
“Ogni giorno giungeva a Di Vittorio una quantità immensa di lettere, da ogni parte d’Italia, quali scritte a macchina e quali con la grafia incerta del semianalfabeta, quali su ottima carta da lettera, quali su poveri fogli di quaderno. Una mole immensa, di fronte alla quale confesso di essermi sentita, talvolta, spaventata. Si rivolgevano a lui per i motivi più vari: egli appariva evidentemente, agli occhi di centinaia, di migliaia di bisognosi come capace di sanare i torti, di fare giustizia, di portare consolazione. Mancavano i mezzi per far studiare un figlio? Si scriveva a Di Vittorio con fiducia: non era lui che aveva detto e scritto tante volte che tutti i ragazzi italiani dovevano poter studiare? Un paralitico chiedeva una carrozzella per poter uscire qualche volta di casa. Dei genitori chiedevano a lui un aiuto «per sposare i figli» che non possedevano nulla. Una famiglia minacciata di sfratto si rivolgeva a lui e così …

IL NOSTRO 2017