giovedì 3 marzo 2016

Luciano Lama sullo Statuto

[...] Il diritto sindacale è una dottrina in divenire, che procede con l’evoluzione della società e con la conquista che i lavoratori realizzano ogni giorno nel loro faticoso cammino verso il progresso. [...] Anche in questo campo, dunque, noi possiamo facilmente valutare i frutti benefici della esperienza unitaria che è iniziata prima delle lotte di autunno, ha trovato in quelle lotte momento di grandissima tensione e di unità e si prolunga ancora oggi, pur fra difficoltà ed ostacoli, essenzialmente per un impegno dei lavoratori che nasce sul luogo di lavoro. Lo Statuto dei diritti è anch’esso frutto della politica unitaria e delle lotte sindacali: lo strumento non poteva che essere una legge, ma la matrice che l’ha prodotta e la forza che l’ha voluta è rappresentata dal movimento dei lavoratori e dalla sua azione organizzata. Anche soltanto qualche anno fa, nelle condizioni di divisione che allora esistevano fra i sindacati e fra i lavoratori, lo Statuto non avrebbe potuto essere, perché la concorrenza fra le organizzazioni avrebbe persino impedito il convergere degli orientamenti sulla conquista di diritti nella fabbrica, diritti che per essere tali e pienamente goduti, devono valere allo stesso modo per tutti. Certo, anche lo Statuto dei diritti presenta dei limiti; ma esso è pur sempre un passo, un lungo passo avanti rispetto alle condizioni del passato e rende finalmente operanti principi che finora, forse già perfetti in linea teorica, non avevano però offerto al movimento sindacale una possibilità di reale godimento. Oggi possiamo partire, per andare ancora più avanti nella fabbrica e nella società, da questi nuovi punti più avanzati. C’è da ritenere, d’altra parte, che le positive esperienze compiute nel campo degli studi di diritto sindacale, in connessione con lo sviluppo del movimento di lotta, possano essere estese ad altri campi della ricerca, sempre con l’obiettivo di allargare l’ambito delle libertà individuale del lavoratore e delle prerogative del Sindacato nel luogo di lavoro e fuori. Io credo che a questa impresa possano largamente contribuire tutte le scuole di diritto, se ciascuna di esse si sforzerà di tenere i piedi ben piantati nel solido terreno del movimento reale delle masse. Le aspre polemiche e l’incomunicabilità sostanziale, che hanno contraddistinto questo campo della ricerca nei decenni passati, devono lasciare il posto ad una collaborazione sostanziale 0 che implica, naturalmente (come ogni ricerca seria del resto), polemiche e contrasti, ma che accetta da parte di tutti la lezione severa ed indiscutibile delle esperienze di lotta unitaria dei lavoratori. Io credo, in sostanza, che anche in questo campo la politica di unità sindacale offra a tutti materia di riflessione e di approfondimento. Ciò vale per impegnare tutte le forze individuali e scientifiche nella non facile opera di applicazione, la più lata delle norme stabilite dalla legge, ma ciò vale molto di più nell’impegno di allargare l’orizzonte della ricerca teorica e pratica, nel convogliare a sostegno di una nuova collocazione del Sindacato nella società italiana le valide forze dei giuristi e degli specialisti in diritto del lavoro. Noi sappiamo che, in una società come la nostra, i diritti dei lavoratori sono e saranno sempre contestati da un sistema che tende in ogni caso ad esprimere le esigenze del capitale; ma sappiamo anche che in una società diversa il Sindacato e il singolo lavoratore possono vedere trascurate o limitate le loro libertà, anche se in nome di esigenze generali che esprimono gli interessi di una collettività senza classi. Ebbene! Dare solidità scientifica alla nostra ricerca di oggi, radicare solidamente i diritti del cittadino e del Sindacato in principi fondati sulle nostre esperienze di lotta e di democrazia significa precostituire, anche per l’avvenire, un complesso di norme e di comportamenti che ci aiuteranno a garantire anche in una società trasformata la libertà dell’uomo e l’autonomia del Sindacato. 


Lo statuto dei lavoratori: atti del convegno promosso dal Comitato Regionale Emilia e Romagna della CGIL sulla nuova legge sui diritti dei lavoratori, Budrio 26 - 27 giugno 1970.  

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