lunedì 29 febbraio 2016

Il Sessantotto





Probabilmente l’iter della legge avrebbe avuto un andamento molto più accidentato, se nel frattempo non fosse scoppiato nel Paese il Sessantotto.

 In questo contesto di straordinaria mobilitazione collettiva e di eccezionale fermento culturale, il dibattito sullo Statuto si accende.


Il 4 gennaio 1969, parlando a Avola, Brodolini annuncia un disegno di legge per varare lo Statuto del sindacato nell’impresa che garantisca i diritti della persona nei posti di lavoro. A tale scopo chiama Gino Giugni a presiedere una Commissione con l’incarico di elaborare in tempi brevi la proposta da sottoporre alle organizzazioni sindacali (Nota consegnata il 5 marzo dal ministro del lavoro alle organizzazioni sindacali; Osservazioni sul documento consegnato dal ministro del lavoro: “Tutela della libertà, sicurezza e dignità dei lavoratori nei luoghi di lavoro”).

Il 9 aprile la polizia spara ancora a Battipaglia mentre è in corso la protesta per la chiusura del locale tabacchificio: Brodolini, gravemente malato (morirà a breve), forza i tempi con una febbrile attività.

Intanto la Commissione lavoro del Senato prepara ed il Consiglio dei ministri approva il disegno di legge da presentare in Aula, integrando il testo base di Brodolini e Giugni, con molti articoli ripresi dai disegni legge del Pci e dello Psiup, rafforzando la parte relativa ai diritti individuali dei lavoratori. In particolare viene introdotto l’art.18 che sancisce la giusta causa nel licenziamento individuale, attribuisce all’imprenditore l’onere della prova di fronte al giudice, impone - per le aziende con più di 15 dipendenti - l’obbligo di reintegro nel caso di licenziamento giudicato illegittimo.

Non passa, invece, il riconoscimento giuridico delle commissioni interne e, tanto meno, dei nuovi organismi di base (i consigli di fabbrica) che si stanno formando nelle lotte aziendali.

L’11 dicembre il disegno di legge del governo è approvato in prima lettura dal Senato. Votano a favore i partiti di centro-sinistra e i liberali, si astengono - con opposte motivazioni - Msi da una parte, Pci, Psiup e Sinistra Indipendente dall’altra.

Il giorno dopo, 12 dicembre, esplodono le bombe alla Banca della Agricoltura a Milano: è la strage di Piazza Fontana.


Ilaria Romeo, responsabile Archivio storico CGIL nazionale

Brodolini ad Avola 4 gennaio 1969

Se il mio primo impegno assunto quale ministro del lavoro è stato quello di venire ad Avola, ciò non è avvenuto a caso. Era mio dovere rendermi conto di come situazioni economiche e sociali, che appartengono ad un’altra società e ad un altro secolo, ancora gravino sulla Sicilia e chiedano, soprattutto a chi ha la responsabilità delle maggiori decisioni, la attuazione urgente di politiche in grado di creare le condizioni per un definitivo superamento di ingiustizie antiche che suonano scandalo per un Paese civile, progredito, che voglia essere socialmente avanzato. I cosiddetti fatti di Avola non sono un evento occasionale ma il frutto di una condizione di arretratezza secolare che non può più attendere lente maturazioni. Non potremmo comprendere i motivi di quanto è avvenuto il 2 dicembre del 1968 se non fossimo in grado di intendere i problemi della Sicilia, così come storicamente si sono configurati, e non sapessimo estrarre da essi un giudizio severamente critico sull’azione stessa dei pubblici poteri dall’unità d’Italia a oggi. [...] Ma il governo della Repubblica fondata sul lavoro può e deve fornire una diversa risposta. [...] Ecco quindi che i problemi caratteristici del Mezzogiorno e delle aree depresse: insufficiente industrializzazione, disoccupazione, sottooccupazione, sottosalario, insufficiente salvaguardia dei diritti dei lavoratori sanciti dalla Costituzione e dalla legge e definiti nei contratti collettivi richiedono soluzioni che non debbono rimanere scritte nei programmi dei partiti e dei governi ma tradursi in concreti provvedimenti ed in politiche reali. [...] Ma i drammatici avvenimenti che hanno scosso Avola e la nazione tutta per la carica dirompente che essi hanno, sollevano anche altri problemi che pur presentandosi con particolare gravità in queste ed altre zone del Mezzogiorno, sono problemi di ordine generale che riguardano direttamente un impegno del Ministro del Lavoro in quanto tale e a nome del governo di cui fa parte ed è espressione. Nella realizzazione del programma di governo, io desidero in primo luogo ribadire l’impegno di attuazione dello Statuto dei lavoratori e cioè di una politica legislativa per i lavoratori che si deve articolare in una serie di leggi. a) Si tratta in primo luogo di riconoscere uno statuto al sindacato nell’impresa quale normale e necessario interlocutore della parte imprenditoriale e saranno predisposte norme dirette a facilitare la contrattazione collettiva e la soluzione delle vertenze perché non debba ripetersi quanto è avvenuto ad Avola; saranno inoltre garantiti e tutelati i diritti della personalità del lavoratore nei posti di lavoro; b) si intende rendere effettiva la tutela dei diritti dei lavoratori promuovendo anche un sistema di giustizia del lavoro rispondente alle esigenze di giustizia di un Paese civile; c) sarà prevista una adeguata tutela delle categorie sottoprotette specialmente necessaria nei settori nei quali la difesa sindacale è più debole; d) si procederà ad adeguare il sistema di formazione professionale oggi vigente alle esigenze di una politica attiva della mano d’opera inserita nel più generale contesto di una politica di piano. [...] Se vogliamo che il sangue di lavoratori come Giuseppe Scibilia e Angelo Sigona non abbia più a scorrere come conseguenza di conflitti di lavoro, dobbiamo allora garantire alla forza pubblica mezzi adeguati ma che non siano tali da provocare nocumento all’integrità fisica e alla vita delle persone. Questo episodio si iscrive nella storia tanto frequentemente punteggiata dalla tragedia e dal martirio, dalla lotta per il progresso dei lavoratori e della società. Ma noi dobbiamo fare in modo che tali sacrifici non debbano ripetersi. Assumo dinanzi a tutti solennemente l’impegno di fare, con netta determinazione, quanto è possibile fare per affermare in modo profondo i valori della giustizia e della libertà nei rapporti di lavoro e nelle condizioni dei lavoratori. 


Dal discorso pronunciato al palazzo comunale di Avola  il 4 gennaio 1969 

martedì 23 febbraio 2016

Gli anni Sessanta



A partire dalle proteste popolari e antifasciste contro il Governo Tambroni avviate a Genova nel mese di giugno 1960 il quadro generale dell’Italia cambia velocemente.

Gli equilibri politici conoscono un’evoluzione con la nascita dei governi di centro-sinistra a partire dal 1962.

Nel dicembre del 1963 si ha la formazione del primo governo presieduto da Aldo Moro. Nel discorso alle Camere, il presidente del Consiglio dichiara il proposito di definire, sentite le organizzazioni sindacali, uno Statuto dei diritti dei lavoratori al fine di garantire dignità, libertà e sicurezza nei luoghi di lavoro (intanto la legge n. 7 del 9 gennaio 1963 stabilisce il divieto di licenziamento a causa di matrimonio).

Nel febbraio 1964 la Segreteria della CGIL formalizza con una lettera a Nenni non solo il proprio giudizio positivo sullo Statuto, ma ribadisce la richiesta che la legge garantisca i diritti costituzionali dei lavoratori, la giusta causa nei licenziamenti e il riconoscimento delle commissioni interne (“Proposta della CGIL per lo Statuto dei diritti dei lavoratori”).

Intanto Gino Giugni, incaricato direttamente da Nenni di redarre con il giurista Tamburrano tre disegni di legge su Commissioni interne, giusta causa e diritti sindacali, inizia la sua collaborazione con il Governo ed entra a far parte della Commissione nominata dal ministro del lavoro Bosco per predisporre un progetto di legge sui licenziamenti.

Nel secondo Governo Moro, il nuovo ministro del lavoro Delle Fave convoca le organizzazioni sindacali e quelle imprenditoriali e consegna un questionario sui tre punti proposti per uno Statuto dei lavoratori: diritti sindacali, giusta causa e commissioni interne.

Il 15 luglio 1966 il Parlamento approva la legge 604 sui licenziamenti, che prevede la giusta causa e l’obbligo di un indennizzo monetario, non quello della riassunzione, in caso di licenziamento ingiustificato. 

Nel Programma di sviluppo economico per il quinquennio 1965/1970 (approvato con la legge 685 del 27 luglio) il governo ribadisce, al paragrafo 41, l’impegno per uno Statuto dei lavoratori. Pci e Psiup presentano alla Camera due proposte parallele, rispettivamente: l. n. 4227 (Ingrao e altri, Norme per la tutela della libertà e della dignità dei lavoratori e per l’esercizio dei diritti costituzionali all’interno dei luoghi di lavoro); l. n. 4228 (Valori e altri, Norme per la tutela della sicurezza, della libertà e della dignità dei lavoratori).


Ilaria Romeo
responsabile Archivio storico CGIL nazionale

mercoledì 3 febbraio 2016

Gli anni Cinquanta








Nel giugno 1954 si tiene a Milano il convegno della Società Umanitaria sulle condizioni del lavoratore dell’impresa industriale (foto).


Vi partecipano sindacalisti della CGIL, della CISL, della UIL, le Acli, giuristi, imprenditori, parlamentari.

Mentre Di Vittorio ripropone la necessità di una legge, sullo Statuto dei lavoratori afferma nella sua relazione Renato Bitossi: “Tratterò in questo mio intervento sulla relazione del prof. Calamandrei un aspetto della situazione sindacale che in generale è meno conosciuto se non da coloro che, quotidianamente, per i loro incarichi di rappresentanza degli interessi dei lavoratori, seguono da vicino la loro vita, nelle fabbriche, nelle campagne, in ogni luogo di lavoro. Si tratta della salvaguardia dei diritti dei lavoratori nei luoghi di lavoro, del loro trattamento economico e normativo, di preservare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori contro gli abusi padronali, contro i sistemi di ogni genere adottati su larga scala dai datori di lavoro per deludere l’applicazione dei contratti di lavoro e delle leggi, e di rendere vane le conquiste realizzate dai lavoratori (leggi tutto)”.

L’anno successivo la legge n. 96/55 istituisce una Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni dei lavoratori in Italia (Giuseppe Di Vittorio al Comitato sindacale unitario dell’Ilva di Genova Voltri; documenti per la Commissione d’inchiesta).

La Commissione conclude i lavori rivendicando una legislazione di applicazione dei diritti costituzionali nei luoghi di lavoro e la regolamentazione legislativa delle Commissioni interne (composizione della Commissione; documenti e relazioni).

La CGIL organizza intanto a Milano una Conferenza per la difesa dei diritti sindacali e delle libertà democratiche (circolare 4 giugno 1955; circolare 13 giugno 1955) e rilancia l’esigenza di un intervento legislativo per tutelare la libertà soggettiva di opinione politica dei lavoratori, riconoscere giuridicamente le commissioni interne e vietare i licenziamenti arbitrari (La Conferenza della libertà).

Nel febbraio 1957 Di Vittorio propone in Parlamento il disegno di legge n. 2726 sulla regolamentazione del licenziamento individuale, prevedendone la nullità in caso di ingiustificato motivo (circolare n. 1470 del 5 marzo 1957).


Ilaria Romeo
Responsabile Archivio storico CGIL nazionale

30 maggio 1924, Giacomo Matteotti alla Camera dei deputati

Matteotti : Noi abbiamo avuto da parte della Giunta delle elezioni la proposta di convalida di numerosi colleghi. Nessuno certamente, deg...