venerdì 12 giugno 2015

14 giugno 1994 - L'addio di Trentin alla Cgil, di Ilaria Romeo



Il 14 giugno 1994 si chiude a Chianciano la Conferenza programmatica della Cgil.

Trentin lascia la direzione della Confederazione, “quella Cgil che conosco bene - afferma - e di cui lascio la direzione con un sentimento di infinita riconoscenza […] un sindacato di donne e di uomini che si interroga sempre sulle proprie scelte e anche sui propri errori, che cerca di apprendere dagli altri per trovare tutte le energie che gli consentano di decidere, di agire, ma anche di continuare a rinnovarsi, di dimostrare con i fatti la sua capacità di cambiare e di aprirsi a tutte le esperienze vitali e a tutti i fenomeni di democrazia che covano ora e che covano sempre nel mondo dei lavoratori”.


Il Comitato direttivo del 29 giugno ratifica la decisione annunciata eleggendo il novo segretario della Confederazione. “Ora il «gelido» e controllato Bruno Trentin mostra le proprie emozioni” -  scriveva Bruno Ugolini sulle colonne de «l’Unità» - Sono vere, inattese, lacrime […] Scorrono forse, nella sua mentre, per un attimo le sequenze di una vita: il quindicenne dalle idee anarchiche nato in Guascogna, figlio dell’esiliato Silvio; l’infanzia con gli amici del padre: Lusso, Rosselli, Cianca, Amendola, Nenni, Saragat; il comando di una brigata partigiana di «Giustizia e libertà» a Milano; la laurea con Norberto Bobbio e la borsa di studio ad Harvard; l’Ufficio studi della Cgil con Di Vittorio e Vittorio Foa; alla guida della Fiom, tra i protagonisti dell’autunno caldo; la guida della Cgil nel 1988, dopo la generosa esperienza di Pizzinato e le prove durissime come quella dell’accordo del 1992 […]”.


“Temo che questa volta - saluta Trentin - la darò vinta a Valeria Fedeli che ha polemizzato con me per la faccia di bronzo che ero capace di mantenere, ma sarei un ipocrita se negassi che provo in questo momento una profonda emozione, un senso di dolore anche, come accade ogni volta che si interrompe un modo di operare ed anche un tipo di vita, mentre si affronta con qualche ansia un futuro che deve essere ancora disegnato […] Credo di poter dire, se me lo permettete, che provo in questo momento, come militante della Cgil, un sentimento confuso di riconoscenza ma anche di fierezza: di riconoscenza per tutto quello che mi hanno dato questa Organizzazione, le persone che ho potuto conoscere, scoprire, stimare, apprendendo molto da loro; riconoscenza anche per le prove dure che, come molti di voi, ho dovuto affrontare, per gli insegnamenti che ne ho ricevuto e perché mai esse sono state vissute in totale solitudine. Anche in chi dissentiva radicalmente ho potuto sempre scoprire, cogliere rispetto ed affetto di cui li ringrazio […] Senza averli conosciuti la mia vita sarebbe stata un’altra”.

Il testo integrale del discorso (del quale riportiamo la parte iniziale) è consultabile in Archivio storico CGIL nazionale, Organismi dirigenti, Comitato direttivo 27-29 giugno 1994.








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