martedì 27 giugno 2017

LA CGIL NEL NOVECENTO - Newsletter giugno 2017


Dietro le quinte della storia, il Patto di Roma










Nuovamente a disposizione dei lettori il volume Storia della Cgil dalle origini a oggi, di Fabrizio Loreto (prefazione di Susanna Camusso, introduzione di Adolfo Pepe, appendice documentaria di Ilaria Romeo, Ediesse 2017): non una banale ristampa, ma una nuova edizione, aggiornata al 2016 e arricchita di nuovi e interessanti contributi. La principale novità della nuova edizione è costituita dall’appendice documentaria posta alla fine di ogni capitolo a cura dell’Archivio storico CGIL nazionale. Dal verbale di costituzione della Cgdl al Patto di Roma; dai resoconti delle riunioni in Cgil nelle calde giornate del 1948, quando si consumò la scissione sindacale, al telegramma di solidarietà inviato da Italo Calvino a Giuseppe Di Vittorio per la posizione assunta sui fatti d’Ungheria; inediti, rarità e pezzi unici valorizzano di fatto le pagine di questo volume, offrendo una suggestiva rappresentazione visuale della vicenda del mondo del lavoro in Italia dalla fine del diciannovesimo secolo a oggi




giovedì 8 giugno 2017

30 maggio 1924, Giacomo Matteotti alla Camera dei deputati


Matteotti: Noi abbiamo avuto da parte della Giunta delle elezioni la proposta di convalida di numerosi colleghi. Nessuno certamente, degli appartenenti a questa assemblea, all’infuori credo dei componenti la Giunta delle elezioni, saprebbe ridire l’elenco dei nomi letti per la convalida; nessuno, né della Camera, né delle tribune della Stampa. (Vive interruzioni alla destra e al centro).
Lupi: E’ passato il tempo in cui si parlava per le tribune!
Matteotti: Certo la pubblicità è per voi una istituzione dello stupidissimo secolo XIX. (Vivi rumori; interruzioni alla destra e al centro). Comunque, dicevo, in questo momento non esiste da parte dell’Assemblea una conoscenza esatta dell’oggetto sul quale si delibera. Soltanto per quei pochissimi nomi che abbiamo potuto afferrare alla lettura, possiamo immaginare che essi rappresentino una parte della maggioranza. Ora contro la loro convalida noi presentiamo questa pura e semplice eccezione: cioè, che la lista di maggioranza governativa, la quale nominalmente ha ottenuto una votazione di quattro milioni e tanti voti... (lnterruzioni).
Voci dal centro: Ed anche più!
Matteotti: ...cotesta lista non li ha ottenuti, di fatto e liberamente, ed è dubitabile quindi se essa abbia ottenuto quel tanto di percentuale che è necessario (rumori, proteste) per conquistare, anche secondo la vostra legge, i due terzi dei posti che le sono stati attribuiti! Potrebbe darsi che i nomi letti dal Presidente siano di quei capitalisti che resterebbero eletti anche se, invece del premio di maggioranza, si applicasse la proporzionale pura in ogni circoscrizione. Ma poiché nessuno ha udito i nomi e non è stata premessa nessuna affermazione generica di tale specie, probabilmente tali tutti non sono e quindi contestiamo in questo luogo e in tronco la validità della elezione della maggioranza. (Rumori vivissimi).
Vorrei pregare almeno i colleghi sulla elezione dei quali oggi si giudica, di astenersi per lo meno dai rumori, se non dal voto. (Vivi commenti, proteste, interruzioni alla destra e al centro).
Maraviglia: In contestazione non c’è nessuno, diversamente si asterrebbe!
Matteotti: Noi contestiamo...
Maraviglia: Allora contestate voi!
Matteotti: Certo sarebbe maraviglia se contestasse lei! L’elezione, secondo noi, è essenzialmente non valida e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. In primo luogo abbiamo la dichiarazione fatta esplicitamente dal Governo, ripetuta da tutti gli organi della stampa ufficiale, ripetuta dagli oratori fascisti in tutti i comizi, che le elezioni non avevano che un valore assai relativo, in quanto che il Governo non si sentiva soggetto al responso elettorale, ma che in ogni caso - come ha dichiarato replicatamente - avrebbe mantenuto il potere con la forza, anche se... (Vivaci interruzioni a destra e al centro; movimenti dell’onorevole Presidente del Consiglio)
Voci a destra: Sì, sì! Noi abbiamo fatto la guerra! (Applausi alla destra e al centro).
Matteotti: Codesti vostri applausi sono la conferma precisa della fondatezza del mio ragionamento. Per vostra stessa conferma dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà... (Rumori, proteste e interruzioni a destra). Nessun elettore si è trovato libero di fronte a questo quesito...
Maraviglia: Hanno votato otto milioni di italiani!
Matteotti: ...se cioè egli approvava o non approvava la politica o per meglio dire il regime del Governo fascista. Nessuno si è trovato libero, perché ciascun cittadino sapeva “a priori” che se anche avesse osato affermare a maggioranza il contrario, c’era una forza a disposizione del Governo che avrebbe annullato il suo voto e il suo responso. (Rumori e interruzioni a destra). Una voce a destra: E i due milioni di voti che hanno preso le minoranze?
Farinacci: Potevate fare la rivoluzione!
Maraviglia: Sarebbero stati due milioni di eroi!
Matteotti: A rinforzare tale proposito del Governo, esiste una milizia armata... (Applausi vivissimi e prolungati a destra e grida di «Viva la Milizia»).
Voci a destra: Vi scotta la milizia!
Matteotti: ...esiste una milizia armata... (Interruzioni a destra, rumori prolungati).
Voci: Basta! Basta!
Presidente: Onorevole Matteotti, si attenga all’argomento.
Matteotti: Onorevole Presidente, forse ella non m’intende: ma io parlo di elezioni. Esiste una milizia armata... (interruzioni a destra) la quale ha questo fondamentale e dichiarato scopo: di sostenere un determinato Capo del Governo bene indicato e nominato nel capo del fascismo, e non, a differenza dell’Esercito, il Capo dello Stato. (Interruzioni e rumori a destra).
Voci a destra: E le guardie rosse?
Matteotti: Vi è una milizia armata composta di cittadini di un solo partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse (commenti). In aggiunta e in particolare... (interruzioni) mentre per la legge elettorale la milizia avrebbe dovuto astenersi, essendo in funzione o quando era in funzione, e mentre di fatto in tutta l’Italia, specialmente rurale, abbiano constatato in quei giorni la presenza di militi nazionali in gran numero... (lnterruzioni, rumori).
Farinacci: Erano i balilla!
Matteotti: E’ vero, onorevole Farinacci, in molti luoghi hanno votato anche i balilla! (Approvazioni all’estrema destra, rumori a destra e al centro).
Voce al centro: Hanno votato i disertori per voi!
Gonzales: Spirito denaturato e rettificato!
Matteotti: Dicevo dunque che, mentre abbiamo visti numerosi di questi militi in ogni città e più ancora nelle campagne (interruzioni), gli elenchi degli obbligati all’astensione depositati presso i Comuni, erano ridicolmente ridotti a tre o quattro persone per ogni città, per dare l’illusione dell’osservanza di una legge apertamente violata, conforme lo stesso pensiero espresso dal Presidente del Consiglio che affidava ai militi fascisti la custodia delle cabine. (Rumori). A parte questo argomento del proposito del Governo di reggersi anche con la forza contro il consenso e del fatto di una milizia a disposizione di un partito che impedisce all’inizio e fondamentalmente la libera espressione della sovranità popolare ed elettorale e che invalida in blocco l’ultima elezione in Italia, c’è poi una serie di fatti che successivamente ha viziate e annullate tutte le singole manifestazioni elettorali. (Interruzioni, commenti).
Voci a destra: Perché avete paura! Perché scappate!
Matteotti: Forse al Messico si usano fare le elezioni non con le schede, ma col coraggio di fronte alle rivoltelle. (Vivi rumori, interruzioni, approvazioni all’estrema sinistra). E chiedo scusa al Messico se non è vero. (Rumori prolungati). I fatti cui accenno si possono riassumere secondo i diversi momenti delle elezioni. La legge elettorale chiede... (Interruzioni, rumori). Dicevo che il primo momento elettorale è quello per il quale ogni partito presenta. con 300 o 500… (Interruzioni, rumori).
Greco: E’ ora di finirla! Voi svalorizzate il Parlamento!
Matteotti : E allora sciogliete il Parlamento!
Greco: Voi non rispettate la maggioranza e non avete diritto di essere rispettati.
Matteotti: Ciascun partito doveva, secondo la legge elettorale, presentare la propria lista di candidati... (Vivi rumori).
Maraviglia: Ma parli sulla proposta dell’onorevole Presutti.
Matteotti: Richiami dunque lei all’ordine il Presidente! La presentazione delle liste -dicevo- deve avvenire in ogni circoscrizione mediante un documento notarile a cui vanno apposte dalle 300 alle 500 firme. Ebbene, onorevoli colleghi, in 6 circoscrizioni su 15 le operazioni notarili, che si compiono privatamente nello studio di un notaio, fuori della vista pubblica e di quelle che voi chiamate “provocazioni”, sono state impedite con violenza. (Rumori vivissimi).
Bastianini: Questo lo dice lei!
Voci dalla destra: Non è vero! Non è vero!
Matteotti: Volete i singoli fatti? Eccoli: ad Iglesias il collega Corsi stava raccogliendo le 300 firme e la sua casa è stata circondata… (Rumori).
Maraviglia: Non è vero. Lo inventa lei in questo momento.
Farinacci: Va a finire che faremo sul serio quello che non abbiamo fatto!
Matteotti: Fareste il vostro mestiere!
Lussu: E’ la verità! E’ la verità!
Matteotti: A Melfi... (rumori vivissimi, interruzioni). A Melfi è stata impedita la raccolta delle firme con la violenza. (Rumori) In Puglia fu bastonato perfino un notaio. (Rumori vivissimi).
Aldi-Mai: Ma questo nei ricorsi non c’è! In nessuno dei ricorsi! Ho visto io gli atti delle Puglie e in nessuno dei ricorsi è accennato il fatto di cui parla l’onorevole Matteotti.
Farinacci: Vi faremo cambiare sistema! E dire che sono quelli che vogliono la normalizzazione!
Matteotti: A Genova (rumori vivissimi) i fogli con le firme già raccolte, furono portati via dal tavolo su cui erano stati firmati!
Voci: Perché erano falsi! 
Matteotti: Se erano falsi dovevate denunciarli ai magistrati!
Farinacci: Perché non avete fatto i reclami alla Giunta delle elezioni?
Matteotti: Ci sono.
Una voce dal banco delle Commissioni: No, non ci sono, li inventa lei.
Presidente: La Giunta delle elezioni dovrebbe dare esempio di compostezza! I componenti della Giunta delle elezioni parleranno dopo. Onorevole Matteotti, continui.
Matteotti: Io espongo fatti che non dovrebbero provocare rumori. I fatti o sono veri o li dimostrate falsi. Non c’è offesa, non c’è ingiuria per nessuno in ciò che dico: c’è una descrizione di fatti.
Teruzzi: Che non esistono!
Matteotti: Da parte degli onorevoli componenti della Giunta delle elezioni si protesta che alcuni di questi fatti non sono dedotti o documentati presso la Giunta delle elezioni. Ma voi sapete benissimo come una situazione e un regime di violenza non solo determinano i fatti stessi, ma impediscono spesse volte la denuncia e il reclamo formale. Voi sapete che persone, le quali hanno dato il loro nome per attestare sopra ogni giornale o in un documento che un fatto era avvenuto sono state immediatamente percosse e messe quindi nell’impossibilità di confermare il fatto stesso. Già nelle elezioni del 1921, quando ottenni da questa Camera l’annullamento per violenze di una prima elezione fascista, molti di coloro che attestarono i fatti davanti alla Giunta delle elezioni furono chiamati alla sede fascista, furono loro mostrate le copie degli atti esistenti presso la Giunta delle elezioni illecitamente comunicate, facendo ad essi un vero e proprio processo privato perché avevano attestato il vero o firmato i documenti! In seguito al processo fascista essi furono boicottati dal lavoro o percossi. (Rumori, interruzioni).
Voce a destra: Lo provi.
Matteotti: La stessa Giunta delle elezioni ricevette allora le prove del fatto. Ed è per questo, onorevoli colleghi, che noi spesso siamo costretti a portare in questa Camera l’eco di quelle proteste che altrimenti nel Paese non possono avere alcuna altra voce ed espressione. (Applausi all’estrema sinistra). In sei circoscrizioni, abbiamo detto, le formalità notarili furono impedite con la violenza e per arrivare in tempo si dovette supplire malamente e, come si poté, con nuove firme in altre Provincie. A Reggio Calabria, per esempio, abbiamo dovuto provvedere con nuove firme, per supplire quelle che in Basilicata erano state impedite.
Una voce dal banco della Giunta: Dove furono impedite?
Matteotti: A Melfi, a Iglesias, in Puglia. Devo ripetere? (lnterruzioni, rumori). Presupposto essenziale di ogni elezione è che i candidati, cioè coloro che domandano al suffragio elettorale il voto possano esporre in contraddittorio con il programma del Governo, in pubblici comizi o anche in privati locali, le loro opinioni. In Italia nella massima parte dei luoghi, anzi quasi da per tutto, questo non fu possibile.
Una voce: Non è vero! Parli l’onorevole Mazzoni. (Rumori).
Matteotti: Su ottomila Comuni italiani e su mille candidati delle minoranze la possibilità è stata ridotta a un piccolissimo numero di casi, soltanto là dove il partito dominante ha consentito per alcune ragioni particolari o di luogo o di persona (Interruzioni, rumori). Volete i fatti? La Camera ricorderà l’incidente occorso al collega Gonzales.
Terruzzi: Noi ci ricordiamo del 1919, quando buttavate gli ufficiali nel Naviglio. Io, per un anno, sono andato a casa con la pena di morte sulla testa!
Matteotti: Onorevoli colleghi: se voi volete contrapporci altre elezioni, ebbene io domando la testimonianza di un uomo che siede al banco del Governo, se nessuno possa dichiarare che ci sia stato un solo avversario che non abbia potuto parlare in contraddittorio con me nel 1919.
Voci: Non è vero! Non e vero!
Finzi, Sottosegretario di Stato per l’Interno: Michele Bianchi! Proprio lei ha impedito di parlare a Michele Bianchi!
Matteotti: Lei dice il falso! (Interruzioni, rumori). Il fatto è semplicemente questo: che l’onorevole Michele Bianchi con altri, teneva un comizio a Badia Polesine. Alla fine del comizio che essi tennero, sono arrivato io e ho domandato la parola in contraddittorio. Essi rifiutarono e se ne andarono, e io rimasi a parlare. (Rumori, interruzioni).
Finzi, Sottosegretario di Stato per l’Interno: Non è così!
Matteotti: Porterò i giornali vostri che lo attestano.
Finzi, Sottosegretario di Stato per l’Interno: Lo domandi all’onorevole Merlin che è il più vicino a lei! L’onorevole Merlin cristianamente deporrà.
Matteotti: L’on. Merlin ha avuto numerosi contraddittori con me e nessuno fu impedito o stroncato. Ma lasciamo stare il passato. Non dovevate voi essere i rinnovatori del costume italiano, non dovevate voi essere coloro che avrebbero portato un nuovo costume morale nelle elezioni? (Rumori a destra).
Teruzzi: E’ ora di finirla con queste falsità.
Matteotti: L’inizio della campagna elettorale del 1924 avvenne dunque a Genova con una conferenza privata e per inviti da parte dell’onorevole Gonzales. Orbene prima ancora che si iniziasse la conferenza, i fascisti invasero la sala e a furia di bastonate impedirono all’oratore di aprire nemmeno la bocca. (Rumori, interruzioni, apostrofi).
Una voce: Non è vero, non fu impedito niente. (Rumori).
Matteotti: Allora rettifico! Se l’onorevole Gonzales dovette passare otto giorni a letto, vuol dire che si è ferito da solo, non fu bastonato. (Rumori, interruzioni). L’onorevole Gonzales, che è uno studioso di San Francesco, si è forse autoflagellato! (Si ride, interruzioni). A Napoli doveva parlare… (Rumori vivissimi, scambio di apostrofi fra alcuni deputati che siedono all’estrema sinistra).
Presidente: Onorevoli colleghi, io deploro quello che accade. Prendano posto e non turbino la discussione! Onorevole Matteotti, prosegua, sia breve e concluda.
Matteotti: l’Assemblea deve tenere conto che io debbo parlare per improvvisazione e che mi limito…
Voci: Si vede che improvvisa! E dice che porta dei fatti!
Gonzales: I fatti non sono improvvisati! (Rumori).
Matteotti: Mi limito, dico, alla nuda e cruda esposizione di alcuni fatti. Ma se per tale forma di esposizione domando il compatimento dell’Assemblea... (rumori) non comprendo come i fatti senza aggettivi e senza ingiurie possano sollevare urla e rumori. Dicevo dunque che ai candidati non fu lasciata nessuna libertà di esporre liberamente il loro pensiero in contraddittorio con quello del Governo fascista e accennavo al fatto dell’on. Gonzales, accennavo al fatto dell’on. Bentini a Napoli, alla conferenza che doveva tenere il capo dell’opposizione costituzionale, l’onorevole Amendola, e che fu impedita… (0h! Oh!, rumori).
Voci a destra: Ma che costituzionale! Sovversivo come voi! Siete d’accordo tutti!
Matteotti: Vuol dire, dunque, che il termine sovversivo ha molta elasticità!
Greco: Chiedo di parlare sulle affermazioni dell’onorevole Matteotti.
Matteotti: L’onorevole Amendola fu impedito di tenere la sua conferenza per la mobilitazione, documentata, da parte di comandanti, di Corpi armati, i quali intervennero nella città....
Presutti: Dica bande armate, non Corpi armati!
Matteotti: Bande armate, le quali impedirono la pubblica e libera conferenza. (Rumori). Del resto noi ci siamo trovati in queste condizioni: su 100 dei nostri candidati circa 60 non potevano circolare liberamente nella loro circoscrizione!
Voci di destra: Per paura! Per paura! (Rumori, commenti).
Farinacci: Vi abbiamo invitati telegraficamente!
Matteotti: Non credevamo che le elezioni dovessero svolgersi proprio come un saggio di resistenza inerme alle violenze fisiche dell’avversario, che è al Governo e dispone di tutte le Forze armate! (Rumori). Che non fosse paura poi lo dimostra il fatto che, per un contraddittorio noi chiedemmo che ad esso solo gli avversari fossero presenti e nessuno dei nostri: perché altrimenti voi sapete come è vostro costume dire che « qualcuno di noi ha provocato» e come «in seguito a provocazioni» i fascisti «dovettero» legittimamente ritorcere l’offesa picchiando su tutta la linea! (Interruzioni).
Voci di destra: L’avete studiata bene!
Pedrazzi: Come siete pratici di queste cose voi!
Presidente: Onorevole Pedrazzi!
Matteotti: Comunque, ripeto, i candidati erano nella impossibilità di circolare nelle loro circoscrizioni!
Voce a destra: Avevano paura!
Turati Filippo: Paura! Sì, paura! Come nella Sila, quando c’erano i briganti, avevano paura! (Vivi rumori a destra, approvazioni a sinistra).
Una voce: Lei ha tenuto il contraddittorio con me ed è stato rispettato!
Turati Filippo: Ho avuto la vostra protezione a mia vergogna! (Applausi a sinistra, rumori a destra).
Presidente: Concluda, onorevole Matteotti. Non provochi incidenti!
Matteotti: Io protesto! Se ella crede che non gli altri mi impediscano di parlare, ma che sia io a provocare incidenti, mi seggo e non parlo! (Approvazioni all’estrema sinistra, rumori prolungati)
Presidente: Ha finito? Allora ha facoltà di parlare l’onorevole Rossi...
Matteotti: Ma che maniera è questa! Lei deve tutelare il mio diritto di parlare! Io non ho offeso nessuno! Riferisco soltanto dei fatti! Ho diritto di essere rispettato! (Rumori prolungati, conversazioni).
Casertano, Presidente della Giunta delle elezioni: Chiedo di parlare.
Presidente: Ha facoltà di parlare l’onorevole Presidente della Giunta delle elezioni. C’è una proposta di rinvio degli atti della Giunta...
Matteotti: Onorevole Presidente!
Presidente: Onorevole Matteotti, se ella vuol parlare, ha facoltà di continuare, ma prudentemente.
Matteotti: Io chiedo di parlare non prudentemente né imprudentemente, ma parlamentarmente.
Presidente: Parli, parli.
Matteotti: I candidati non avevano libertà di circolazione... (Rumori, interruzioni).
Presidente: Facciano silenzio! Lascino parlare!
Voci: Lasciatelo parlare!
Matteotti: Non solo non potevano circolare, ma molti di essi non potevano neppure risiedere nelle loro stesse abitazioni, nelle loro stesse città. Alcuno, che rimase al suo posto, ne vide poco dopo le conseguenze. Molti non accettarono la candidatura, perché sapevano che accettare la candidatura voleva dire non aver più lavoro l’indomani o dover abbandonare il proprio Paese ed emigrare all’estero. (Commenti).
Una voce: Erano disoccupati!
Matteotti: No, lavoravano tutti e solo non lavorano quando voi li boicottate.
Voci da destra: E quando li boicottavate voi?
Farinacci: Lasciatelo parlare! Fate il loro giuoco!
Matteotti: Uno dei candidati, l’onorevole Piccinini, al quale mando a nome del mio Gruppo un saluto... (rumori).
Voci: E Berta? Berta!
Matteotti: ...conobbe cosa voleva dire obbedire alla consegna del proprio partito. Fu assassinato nella sua casa, per avere accettata la candidatura; nonostante prevedesse quale sarebbe stato per essere il destino suo all’indomani. (Rumori). Ma i candidati - voi avete ragione di urlarmi onorevoli colleghi - i candidati devono sopportare la sorte della battaglia e devono prendere tutto quello che è nella lotta che oggi imperversa. Io accenno soltanto, non per domandare nulla, ma perché anche questo è un fatto concorrente a dimostrare come si sono svolte le elezioni. (Approvazioni all’estrema sinistra). Un’altra delle garanzie più importanti per lo svolgimento di una libera elezione era quella della presenza e del controllo dei rappresentanti di ciascuna lista, in ciascun seggio. Voi sapete che nella massima parte dei casi, sia per disposizione di legge, sia per interferenze di autorità, i seggi -anche in seguito a tutti gli scioglimenti di Consigli comunali imposti dal Governo e dal partito dominante- risultarono composti quasi totalmente di aderenti al partito dominante. Quindi l’unica garanzia possibile, l’ultima garanzia esistente per le minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al seggio. Orbene, essa venne a mancare. Infatti nel 90 per cento e, credo, in qualche regione fino al 100 per cento dei casi, tutto il seggio era fascista e il rappresentante della lista di minoranza non poté presenziare le operazioni. Dove andò, meno in poche grandi città e in qualche rara Provincia, esso subì le violenze che erano minacciate a chiunque avesse osato di controllare dentro il seggio la maniera, come si votava, la maniera come erano letti e constatati i risultati. Per constatare il fatto, non occorre nuovo reclamo e documento. Basta che la Giunta delle elezioni esamini i verbali di tutte le circoscrizioni e controlli i registri. Quasi dappertutto le operazioni si sono svolte fuori della presenza di alcun rappresentante di lista. Veniva così a mancare l’unico controllo, l’unica garanzia, sopra la quale si può dire se le elezioni si sono svolte nelle dovute forme e colla dovuta legalità. Noi possiamo riconoscere che in alcuni luoghi, in alcune poche città, e in qualche Provincia, il giorno delle elezioni, vi è stata una certa libertà. Ma questa concessione limitata della libertà nello spazio e nel tempo - e l’on. Farinacci, che è molto aperto, me lo potrebbe ammettere - fu data ad uno scopo evidente: dimostrare nei centri più controllati dall’opinione pubblica e in quei luoghi nei quali una più densa popolazione avrebbe reagito alla violenza con una evidente astensione controllabile da parte di tutti, che una certa libertà c`è stata. Ma, strana coincidenza, proprio in quei luoghi dove fu concessa a scopo dimostrativo quella relativa libertà, le minoranze raccolsero una tale abbondanza di suffragi, da superare la maggioranza, con questa conseguenza però, che la violenza che non si era avuta prima delle elezioni, si ebbe dopo le elezioni. E noi ricordiamo quello che è avvenuto specialmente nel Milanese e nel Genovesato ed in parecchi altri luoghi, dove le elezioni diedero risultati soddisfacenti in confronto della lista fascista,. Si ebbero distruzioni di giornali, devastazioni di locali, bastonatura alle persone. Distruzioni che hanno portato milioni di danni… (Vivissimi rumori al centro e a destra).
Una voce a destra: Ricordatevi delle devastazioni dei comunisti!
Matteotti: Onorevoli colleghi, ad un comunista potrebbe essere lecito, secondo voi, di distruggere la ricchezza nazionale, ma non ai nazionalisti, né ai fascisti, come voi vi vantate. Si sono avuti, dicevo, danni per parecchi milioni, tanto che persino un alto personaggio che ha residenza in Roma, ha dovuto accorgersene, mandando la sua adeguata protesta e il soccorso economico. In che modo si votava? La votazione avvenne in tre maniere: l’Italia è una, ma ha ancora diversi costumi. Nella valle del Po, in Toscana e in altre regioni che furono citate all’ordine del giorno dal Presidente del Consiglio per l’atto di fedeltà che diedero al Governo fascista, e nelle quali i contadini erano stati prima organizzati dal partito socialista o dal Partito popolare, gli elettori votavano sotto controllo del Partito fascista, con la «regola del tre». Ciò fu dichiarato e apertamente insegnato, persino da un prefetto, dal prefetto di Bologna: i fascisti consegnavano agli elettori un bollettino contenente tre numeri o tre nomi, secondo i luoghi (Interruzioni) variamente alternati, in maniera che tutte le combinazioni, cioè tutti gli elettori di ciascuna sezione, uno per uno, potessero essere controllati e riconosciuti personalmente nel loro voto. In moltissime provincie, a cominciare dalla mia, dalla provincia di Rovigo, questo metodo risultò eccellente.
Finzi, Sottosegretario di Stato per l’Interno: Evidentemente lei non c’era! Questo metodo non fu usato!
Matteotti: Onorevole Finzi, sono lieto che, con la sua negazione, ella venga implicitamente a deplorare il metodo che è stato usato.
Finzi, Sottosegretario di Stato per l’Interno: Lo provi!
Matteotti: In queste regioni tutti gli elettori…
Ciarlantini: Lei ha un trattato; perché non lo pubblica?
Matteotti: Lo pubblicherò quando mi si assicurerà che le tipografie del Regno sono indipendenti e sicure (vivissimi rumori al centro e a destra); perché come tutti sanno, anche durante le elezioni, i nostri opuscoli furono sequestrati, i giornali invasi, le tipografie devastate o diffidate di pubblicare le nostre cose. (Rumori). La regola del tre, cui prima accennavo diede modo al Partito dominante, di controllare personalmente ciascun elettore, ed applicare il giorno seguente ai ribelli la sanzione col boicottaggio dal lavoro e con le percosse. (Rumori).
Voci: No! No!
Matteotti: Nella massima parte dei casi però non vi fu bisogno delle sanzioni, perché i poveri contadini sapevano inutile ogni resistenza e dovevano subire la legge del più forte, la legge del padrone, votando, per tranquillità della famiglia, la terna assegnata a ciascuno dal dirigente locale del Sindacato fascista o del Fascio. (Vivi rumori, interruzioni).
Suardo: L’onorevole Matteotti non insulta me rappresentante: insulta il popolo italiano ed io per la mia dignità esco dall’aula. (Rumori, commenti). La mia città in ginocchio ha inneggiato al duce Mussolini; sfido l’onorevole Matteotti a provare le sue affermazioni. Per la mia dignità di soldato, abbandono questa aula. (Applausi, rumori, commenti).
Teruzzi: L’onorevole Suardo è medaglia d’oro! Si vergogni, onorevole Matteotti. (Rumori all’estrema sinistra)
Presidente: Facciano silenzio! Onorevole Matteotti, concluda!
Matteotti: Io posso documentare e far nomi. In altri luoghi invece furono incettati i certificati elettorali, metodo che in realtà era stato usato in qualche piccola circoscrizione anche nell’Italia prefascista, ma che dall’Italia fascista ha avuto l’onore di essere allargato a larghissime zone del Meridionale; incetta di certificati, per la quale, essendosi determinata una larga astensione degli elettori che non si ritenevano liberi di esprimere il loro pensiero, i certificati furono raccolti e affidati a gruppi di individui, i quali si recavano alle sezioni elettorali per votare con diverso nome, fino al punto che certuni votarono dieci o venti volte e che giovani di 20 anni si presentarono ai seggi e votarono a nome di qualcuno che aveva compiuto i 60 anni. (Commenti). Si trovarono solo in qualche seggio pochi, ma autorevoli magistrati che, avendo rilevato il fatto, riuscirono ad impedirlo.
Voci: Basta, la finisca! (Rumori, commenti). Che cosa stiamo a fare qui? Dobbiamo tollerare che ci insulti? (Rumori. Alcuni deputati scendono nell’emiciclo).
Presidente: Onorevoli deputati, li invito alla calma, sgombrino l’emiciclo!
Torre Edoardo: Per voi ci vuole il domicilio coatto e non il Parlamento! (Commenti, rumori) 
Voci: Vada in Russia!
Presidente: Facciano silenzio! E lei, onorevole Matteotti, concluda!
Matteotti: Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le cabine, ebbero dentro le cabine, in moltissimi Comuni specialmente della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano, così come altri voti di lista furono cancellati o addirittura letti al contrario. Non voglio dilungarmi a descrivere i molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della volontà popolare. Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto: anzi noi abbiamo potuto avere il nostro voto il più delle volte quasi esclusivamente da coloro che non potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono impediti dalla violenza; mentre riuscirono più facilmente a votare per noi persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute socialiste, si sono sottratte al controllo e hanno esercitato il loro diritto liberamente. A queste nuove forze che manifestano la reazione della nuova Italia contro l’oppressione del nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (Applausi all’estrema sinistra. Rumori dalle altre parti della Camera). Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose sollecitazioni rinuncio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno (Rumori)... per queste ragioni noi domandiamo l’annullamento in blocco della elezione a maggioranza.
Voci alla destra: Accettiamo! (Vivi applausi a destra e al centro).
Matteotti: Riconosciamo che i ricorsi non potevano, per la stessa esistenza del regime di violenza, essere documentati. Ma è appunto una investigazione che solo la Giunta nella sua discrezione, nella sua coscienza potrebbe compiere, investigando da per tutto, in ogni documento, luogo per luogo. Noi domandiamo che sia compiuto tale esame, domandiamo che essa investighi sui metodi usati in quasi tutta l’Italia. E’ un dovere e un diritto, senza il quale non esiste sovranità popolare. Noi sentiamo tutto il male che all’Italia apporta il sistema della violenza: abbiamo lungamente scontato anche noi, pur minori e occasionali, eccessi dei nostri. Ma appunto per ciò noi domandiamo alla maggioranza che essa ritorni all’osservanza del diritto. (Rumori, interruzioni, apostrofi a destra). Voi che oggi avete in mano il potere e la forza, voi che vantate la vostra potenza, dovreste meglio di tutti gli altri essere in grado di far osservare la legge da parte di tutti. (lnterruzioni a destra).
Voci alla destra: E la rivoluzione dov’è?
Matteotti: Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo. (Interruzioni a destra). Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Molto danno avevano fatto le dominazioni straniere. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni. (Applausi all’estrema sinistra, vivi rumori; la confusione e l’impressione sono enormi).

sabato 3 giugno 2017

Dietro le quinte della Storia



di Ilaria Romeo
responsabile Archivio storico CGIL nazionale





Il 3 giugno 1944, poche ore prima della liberazione della capitale da parte degli Alleati, il lavoro di dialogo unitario avviato già negli anni ‘30 tra i principali esponenti del sindacalismo italiano culmina nella firma del Patto di Roma

La CGIL unitaria nasce dal compromesso tra le tre principali forze politiche italiane ed il Patto di Roma è siglato da Giuseppe Di Vittorio per i comunisti, Achille Grandi per i democristiani, Emilio Canevari per i socialisti. 


Nel 2014, in occasione del 70° anniversario della costituzione del sindacato unitario, Marco Zeppieri ha curato per la Fondazione Bruno Buozzi la pubblicazione di un quaderno che racconta dietro le quinte la rete che venne tessuta da Bruno Buozzi, Achille Grandi e Giuseppe Di Vittorio per fondare la CGIL

Si tratta di documenti e di episodi in parte noti, in parti dimenticati, in parte inediti, raccontati attraverso gli appunti di Oreste Lizzadri, i rapporti e le relazioni che Giuseppe Di Vittorio inviava alla Segreteria del PCI, gli articoli scritti da Bruno Buozzi sull’«Avanti!» clandestino a commento dell’andamento delle trattative per costituire la CGIL. Nel volume sono riportate le testimonianze su Bruno Buozzi di Giuseppe Di Vittorio, Pietro Nenni e Piero Boni, la bozza elaborata da Buozzi per ricostruire il sindacato, il testo dell’accordo siglato da Di Vittorio, Grandi e Canevari e le integrazioni della Democrazia cristiana. Completano il quaderno le biografie essenziali dei protagonisti del Patto di Roma.

Relaziona nel febbraio 1944 Di Vittorio alla Segreteria del Partito su di una prima conversazione con Bruno Buozzi: “Questa ha vertito su due punti essenziali. Il primo sollevato da Br., concerne la obbligatorietà o meno del sindacato e la questione del suo riconoscimento giuridico da parte dello Stato; col che si trova posta implicitamente la questione della dipendenza del sindacato dallo Stato stesso. Bruno Buozzi ha ribadito il suo concetto, su cui aveva già tanto insistito in conversazioni col nostro compagno G (Roveda, ndr). Egli ha sostenuto che il sindacato deve esigere il riconoscimento giuridico, deve essere obbligatorio per tutti i lavoratori interessati, con quotizzazioni ugualmente obbligatorie, da trattenere sui salari e stipendi. I suoi argomenti sono questi: a) il suo sistema è il solo che darebbe valore legale ai contratti di lavoro e ne imporrebbe il rispetto; b) solo il detto suo sistema permetterebbe alla nuova confederazione di penetrare in tutte le piccole località e villaggi in cui prima del fascismo non vi era nulla di sindacale e dove il sindacalismo fascista poté penetrare appunto in grazia della obbligatorietà; c) il suo sistema darebbe maggiore forza ed autorità al sindacato; d) l’obbligatorietà delle quote sarebbe legittimata dal fatto che non sarebbe giusto permettere agli operai più arretrati ed egoisti di sottrarsi al pagamento del proprio contributo alle spese del lavoro sindacale, di cui essi godrebbero ugualmente i benefici. Io ho ribadito la nostra posizione nettamente contraria al sistema proposto da Br., non senza far rilevare che tale suo sistema, dal punto di vista strutturale, non differisce gran che da quello fascista e che questa considerazione dovrebbe essere sufficiente per indurlo a desistere dalla sua insistenza. Ho ribattuto tutti i suoi argomenti, sulla base della ben nota nostra posizione, che ritengo superfluo trascrivere qui. Al suo sistema ho contrapposto il nostro. Sindacato libero, su basi democratiche, indipendente dallo Stato e da ogni influenza estranea alla classe operaia; nessuna obbligatorietà d’iscrizione, né di quotizzazione. Il sindacato deve trarre la sua forza, la sua autorità, ed i mezzi per la sua attività funzionale, dall’entusiasmo ch’esso deve saper suscitare nelle masse e dall’interesse che le masse stesse avranno di rafforzare e sviluppare il sindacato, nella misura in cui esso saprà essere effettivamente il difensore dei loro interessi quotidiani e di classe. Br. mi è parso alquanto scosso dai miei argomenti, quantunque poco convinto. Credo, però, che sia persuaso di non avere argomenti abbastanza forti da contrapporre ai nostri, e perciò è uscito in questa frase: «mi dispiace che insistete tanto su questi nostri concetti ‘liberali’, ma capisco che non c’è niente da fare e che bisognerà accedere al vostro punto di vista». Il secondo punto della conversazione con Br., sollevato da me, è stato il seguente: riconosciuta la necessità di creare (subito dopo la liberazione di Roma ed in connessione con la soluzione di altri problemi politici) una direzione centrale provvisoria del movimento sindacale libero, che assuma l’eredità dei beni delle confederazioni sindacali fasciste dei lavoratori ed inizi immediatamente il lavoro per la ricostruzione del movimento sindacale libero, su basi unitarie, onde contribuire attivamente alla mobilitazione delle masse, per la difesa dei loro interessi immediati, in connessione col compito fondamentale che si pone a tutto il popolo italiano - la creazione d’un governo democratico capace di mobilitare tutte le forze e tutte le risorse nazionali per la guerra di liberazione - è pure necessario mettersi d’accordo sin d’ora sulla composizione di questo organismo centrale provvisorio. Ho tenuto a spiegare che la nostra insistenza sull’aggettivo “provvisorio” significa la nostra volontà che sia convocato al più presto possibile un congresso, per la regolare elezione su basi democratiche della direzione effettiva, non potendo essere che provvisoria una direzione sorta dall’alto. (Su questo, d’accordo.) Premesso quanto sopra, ho esposto il nostro concetto che la nuova confederazione deve affermarsi sin dall’inizio come organizzazione assolutamente unitaria, con la libera partecipazione di tutte le correnti che abbiano una reale influenza su strati o parte della classe operaia o degli impiegati e tecnici salariati. Ho subito soggiunto, però, che per questo non è affatto necessario che, anche nella predetta direzione provvisoria, siano rappresentati tutti i partiti appartenenti al Comitato di liberazione, ma soltanto quelli che hanno un seguito effettivo nelle masse sindacali. Ho ancora specificato che, a nostro giudizio, le tre correnti che possono vantare un largo seguito di massa (e che anche tradizionalmente avevano influenza su sindacati liberi prefascisti) sono: la comunista, la socialista, la cattolica. Quanto al Partito d’azione esso ha influenza su strati delle masse impiegatizie e perciò deve avere una rappresentanza nella proposta direzione provvisoria, ma non alla stessa stregua delle tre grandi correnti indicate. Quindi, ho proposto una direzione provvisoria distinta in due organismi: un Segretariato, composto di tre persone, rappresentanti delle tre correnti anzidette, nel quale la maggioranza sia assicurata alle tre correnti che formeranno la spina dorsale della confederazione e nel quale saranno rappresentati anche il Partito d’azione ed eventualmente altre correnti (anarco - sindacalisti, repubblicani, ecc.) con una rappresentanza dei senza partito”.

Così, nella stessa relazione, Di Vittorio racconta la “Prima conversazione col cattolico” (Grandi, ndr): “ La conversazione con questi è stata, sotto certi aspetti, più interessante, perché sono state toccate le questioni fondamentali del sindacato, quelle che ne determinano il carattere e sulle quali noi abbiamo una posizione ben definita, che possiamo qualificare di principio. L’accordo coi cattolici su tali questioni sarà molto laborioso, giacché essi vorrebbero chiaramente svuotare il sindacato di ogni contenuto di classe e frenare e limitare al massimo ogni iniziativa delle masse; cioè, tutto il contrario di quel che vogliamo noi. È vero che l’amico cattolico s’è limitato a porre delle domande, affermando che esse non rispecchiano opinioni già definite, ma tendono a conoscere la nostra posizione sulle questioni poste perché ne possa discutere coi suoi amici. Ma il modo con cui sono state poste le domande, e la conoscenza che noi abbiamo delle concezioni sindacali dei cattolici, indicano chiaramente che, sotto forma di questioni, l’amico cattolico esponeva le sue posizioni per confrontarle con le nostre. Conscio dell’enorme interesse che ha per l’unità sindacale e per tutta la nostra politica l’accordo coi cattolici, e l’interesse che abbiamo ad evitare una loro coalizione coi socialisti, ho risposto con chiarezza alle sue questioni, evitando accuratamente di presentare le nostre posizioni con punte acute e cercando d’illustrarle nel modo più persuasivo che mi è stato possibile. Sulla necessità di costituire subito una direzione centrale provvisoria e sulla sua composizione, egli è pienamente d’accordo con noi, anche sulla necessità di rinunciare a nominare nella direzione provvisoria un segretario generale”.

LA CGIL NEL NOVECENTO - Newsletter giugno 2017

Dietro le quinte della storia, il Patto di Roma Bruno Buozzi, operaio autodidatta tra i protagonisti dell’unità sindacale 80° del...