mercoledì 27 luglio 2016

Luciano Lama al Congresso del 1949

Un altro argomento che mi sono riservato di trattare e a cui ho già accennato è quello della necessità di sviluppare una buona politica di quadri nell’organizzazione. Non vorrei che i giornalisti presenti si adontassero per questa parola: politica di quadri. Cosa vuol dire secondo noi fare una buona politica di quadri? Significa facilitare l’ascesa dei quadri migliori, dei dirigenti migliori. Significa selezionare quei lavoratori che nelle lotte si dimostrano i più combattivi, i più fedeli alla causa della classe operaia e si dimostrano disposti ad affrontare maggiori sacrifici perché, si può essere certi che il quadro sindacale che esce dalla lotta, che s’improvvisa dirigente – perché questo è il fenomeno naturale che avviene – il dirigente che viene fuori dall’agitazione e dallo sciopero in un momento particolare di difficoltà, è disposto a fare dei sacrifici ed è fedele alla causa dei lavoratori. Questo dirigente è un dirigente che non tradirà. Il primo requisito dei dirigenti sindacali deve essere proprio questo: la fedeltà alla causa dei lavoratori, la certezza per i lavoratori che questo uomo potrà sbagliare, potrà commettere errori, ma non potrà tradire. Questo è l’obiettivo primo da raggiungere con una buona politica di quadri. Ma non basta.  Non basta perché i dirigenti sindacali emergono nella lotta, ma non si completano nella lotta. Per completare la preparazione dei dirigenti sindacali occorre che essi svolgano attività concreta nei Sindacati. Il dirigente sindacale non lo si fa al tavolino ma nella lotta e nell’attività sindacale. E’ necessario quindi che gli uomini che vengono fuori, come dicevo, dalla lotta, siano aiutati in modo che, svolgendo attività sindacale possano essere messi nelle condizioni di diventare veramente dei buoni dirigenti. Perché un quadro sindacale sia completo è necessario anche che esso acquisisca quelle conoscenze che l’attività di ogni giorno difficilmente gli può dare. Ecco perché sarebbe opportuno che la Confederazione del Lavoro, che le maggiori Camere del Lavoro e le maggiori Federazioni di categoria istituissero delle scuole sindacali. Non dovrebbero essere soltanto scuole nelle quali si impara la tecnica del contratto di lavoro, ecc. Queste scuole dovrebbero insegnare ai quadri sindacali la storia del movimento sindacale, le tradizioni gloriose del movimento sindacale italiano ed internazionale e dovrebbero insegnare anche una cosa che sta scritta nel primo articolo dello Statuto della Confederazione del Lavoro: l’obiettivo finale, lo scopo finale della CGIL è quello di realizzare una nuova società. Noi dobbiamo fare sì che i dirigenti sindacali sappiano queste cose, le debbono sapere in modo che non si immergano completamente nel praticismo di ogni giorno, e perdano di vista questi che sono gli obiettivi finali [...]

martedì 26 luglio 2016

Giuseppe Di Vittorio al Primo Congresso delle organizzazioni sindacali dell’Italia liberata

Permettetemi, amici e compagni, di accennare al progetto di Statuto che vi è stato presentato, e che dobbiamo discutere ed approvare in questo Congresso. In sostanza, lo Statuto traduce in norme precise i principi unitari realizzati col Patto di Roma. Lo Statuto normalizza in disposizioni precise e concrete il principio della democrazia interna sul quale è fondata la nostra Confederazione, con il diritto per tutte le minoranze di esprimersi e far valere la propria influenza in tutti gli organi dirigenti; tutte le cariche sindacali sono elettive senza nessuna eccezione; tutti hanno diritto di esprimersi e di contare per quello che effettivamente contano; al voto segreto e diretto si aggiunge il sistema della proporzionale pura in modo da garantire a tutte le minoranze di non essere in nessun caso escluse o sommerse dalla maggioranza. Lo Statuto definisce infine la struttura organizzativa orizzontale e verticale della nostra Confederazione; disciplina le norme delle organizzazioni sindacali e indica la necessità della disciplina sindacale, disciplina necessaria, non per soffocare iniziative locali, ma soprattutto per dare quel coordinamento e mantenere quell’unita di indirizzo necessari a dare maggiore forza all’azione di insieme della CGIL. 

Vorrei accennare molto brevemente ad alcune deficienze fondamentali che vi sono nel nostro movimento. La più grave, sulla quale desidero attirare la vostra attenzione, è quella dei quadri. Oltre venti anni di fascismo ci hanno lasciato il vuoto, non si è formato nessun organizzatore perché quella che il fascismo chiamava un’organizzazione sindacale era un carcere; quelli che in tale regime erano gli organizzatori, non erano per lo più che dei burocrati corrotti. Senza capaci organizzatori non possiamo progredire. Noi siamo già 1.300.000, saremo tra poco 4 milioni: non abbiamo dirigenti sufficienti per i nostri Sindacati, per le nostre Federazioni, per le nostre Camere del Lavoro. Bisogna rimediare col solo mezzo possibile: formando nuovi quadri e avendo coraggio, avendo audacia. I nuovi dirigenti, i nuovi organizzatori sindacali si possono formare attraverso l’attività, attraverso le lotte, sviluppando la vita democratica dei sindacati. Altro difetto dei nostri sindacati: quello di un certo burocratismo per cui si crede che tutte le questioni possano essere regolate con lo scambio di lettere. Il sindacato deve promuovere discussioni, assemblee, far partecipare i lavoratori alla vita sindacale, deve essere la espressione libera della massa. E’ attraverso una vita sindacale così concepita, non attraverso il burocratismo che si debbono formare e si formeranno i nuovi dirigenti. Abbiate fiducia nei giovani, spingeteli avanti! Abbiamo bisogno di nuovi dirigenti, e questi non ci possono essere forniti che dalla gioventù! La gioventù è general-mente scettica per le delusioni gravissime che essa ha sofferto nel fascismo. Dimostriamo tutta la fiducia che noi riponiamo nei nostri giovani! Un altro difetto essenziale dei nostri sindacati è l’assenza delle donne dal lavoro sindacale. Noi abbiamo una percentuale elevata di donne nei servizi, negli uffici, ma non vediamo le donne nei comitati direttivi dei sindacati, non vediamo le donne nelle commissioni esecutive delle Camere del Lavoro, delle Federazioni Nazionali, non le vediamo a questo congresso, che non è degli uomini lavoratori, ma è il congresso di tutti i lavoratori italiani, e le donne sono una parte importante dei lavoratori italiani che debbono partecipare integralmente alla vita ed alla nostra attività sindacale. Noi dobbiamo fare sempre nostre tutte le rivendicazioni dei giovani e delle donne; noi dobbiamo affermare il principio che «a uguale lavoro, uguale salario» in tutti i settori della produzione, senza differenza alcuna. 

Concludo, compagni. Noi abbiamo gettato le basi di una grande opera, abbiamo costruito un grande edificio: la nostra CGIL. Noi abbiamo la coscienza di aver dato a questa organizzazione le basi essenziali per un suo sviluppo illimitato. La nostra organizzazione è costruita sulla democrazia, sulla libertà di espressione, sul rispetto reciproco di tutte le opinioni politiche e di tutte le convinzioni religiose. Col voto segreto e diretto e col sistema proporzionale, ogni corrente, pur piccola, ha la possibilità di valere e far valere le proprie opinioni in tutti gli organi dirigenti della CGIL. Non vi è nessuna ragione onesta, nessun motivo fondato, nessun elemento obiettivo, perché una parte qualsiasi di lavoratori italiani, manuali o intellettuali, si organizzi fuori, si separi dalla CGIL. Oggi, che nella Confederazione chiunque trova garantita la propria libertà, formare altri sindacati in concorrenza con la Confederazione, quale che sia il pretesto politico, ideologico, religioso che si invochi, è un’opera di divisione ingiustificata che obbiettivamente serve i nemici del popolo e danneggia tutti i lavoratori indistintamente. Questa è la casa di tutti i lavoratori italiani. Ciascun lavoratore in casa sua si deve sentire a proprio agio. Questa è la casa di tutti, questa è la casa del lavoro. Naturalmente, come in tutte le collettività fondate sul principio della democrazia, possiamo avere in questo o quell’altro sindacato o federazione una maggioranza e delle minoranze, grandi e piccole. Niente di male: c’è qualche cosa, però, che anche su questo terreno che ci accomuna. Le maggioranze sappiano che nella CGIL non c’è posto per intolleranze e tanto meno per la tracotanza; nessuna maggioranza deve pretendere o tentare di soffocare qualsiasi minoranza. La maggioranza sappia essere fraterna e ben accetta da tutti. Le minoranze sappiano essere vigili, attive, non si scoraggino; portino il loro contributo sempre più efficace allo sviluppo della nostra organizzazione e pensino che la minoranza di oggi può essere la maggioranza di domani. 

Compagni congressisti, noi abbiamo la coscienza di aver servito una grande causa; noi concepiamo il nostro lavoro come un’alta, una nobile missione. Nessun lavoro, nessun sacrificio, nessun sforzo ci farà arretrare dal compiere fino all’ultimo il nostro dovere, assistiti dalla convinzione di servire la più elevata, la più affascinante delle cause: quella che tende a dare maggiore giustizia e maggiore benessere ai costruttori di tutte le ricchezze sociali: ai lavoratori.

La formazione sindacale in Archivio

Di formazione sindacale si parla nelle riunioni di Segreteria dell’11 febbraio 1967, 16 dicembre 1971, 27 ottobre, 12 e 19 dicembre 1972, 6 marzo, 4 giugno, 26 settembre e 29 novembre 1973, 7 novembre 1974, 5 marzo e 4 giugno 1975, i cui verbali sono consultabili on line in file digitalizzato allegato alla scheda documento.
A partire dal 1957 la Sottoclasse 02 della Classe 0 della Serie Atti e corrispondenza della Segreteria generale è dedicata agli “Organi e uffici periferici, Camere del lavoro, federazioni, ecc., Quadri e scuole sindacali”.
Con il titolario del 1967 la medesima classe risulta intestata a “Quadri, scuole e formazione sindacale”.
Dal 1957 al 1966 risultano 17 fascicoli dedicati alla formazione sindacale. Il loro numero sale a 57 dal 1967 al 1986.
197 in totale sono le circolari confederali aventi ad oggetto la formazione sindacale.
La serie circolari offre nello specifico un interessante quadro dell’organizzazione confederale ed evidenzia momenti rilevanti della sua evoluzione. Si tratta di lettere circolari ciclostilate, raccolte e rilegate in volumi, inviate, a seconda dei casi, agli uffici confederali centrali, alle sedi periferiche e a sindacati e federazioni di categoria. La funzione è quella tipica di questa specifica tipologia documentaria e in particolare prevalgono gli aspetti organizzativi, amministrativi e propagandistici: intensa è l’attività legata all’organizzazione e gestione della raccolta fondi su iniziative particolari o durante la campagna di tesseramento annuale; sempre maggiore rilevanza assumono, nel corso degli anni, le iniziative volte alla definizione e regolamentazione dei rapporti organizzativi e amministrativi con federazioni e sindacati di categoria aderenti alla Confederazione; infine largo spazio è dedicato alla promozione e organizzazione di manifestazioni, eventi e iniziative diverse nell’ambito sindacale. Emerge con evidenza la lenta ma progressiva specializzazione delle competenze amministrative e politiche dei singoli organi e l’attività di controllo da parte della direzione politica sull’operato degli uffici confederali. La rilevanza della serie è apprezzabile sia dal punto di vista contenutistico che formale attraverso l’analisi di alcuni elementi registrati in fase di schedatura quali l’indicazione dell’ufficio emanante e di quello firmatario e dei destinatari.
La documentazione, organizzata in ordine cronologico, descritta in dettaglio e corredata da indici di ricerca che ne favoriscono la documentazione è interamente consultabile on line in file digitalizzato allegato alla scheda documento.
Dal 1948 al 1991 si tengono, a livello nazionale e/o territoriale, importanti convegni e riunioni sulla formazione sindacale di cui l’Archivio CGIL conserva atti e materiali. Segnaliamo tra gli altri: ‘Convegno sulla formazione sindacale’, Ariccia 8-9 marzo 1968; ‘Convegno nazionale sulla politica di promozione dei quadri e formazione sindacale’, Ariccia 2-3 aprile 1970; ‘Convegno su Processo unitario e formazione sindacale’, Ariccia 11-12 marzo 1975; ‘Convegno sulla politica dei quadri e formazione sindacale’, Ariccia 9-10 novembre 1978 (atti anche a stampa); ‘Convegno nazionale sulla formazione’, Ariccia 3-5 ottobre 1984; ‘Corso di formazione sindacale per dirigenti stranieri’, Ariccia, 23-24 aprile 1991.
Infine l’Archivio storico CGIL nazionale conserva, in corso di riordinamento, l’Archivio del Centro studi e formazione sindacale di Ariccia.
Circa 1500 fascicoli conservati in 500 buste attestanti le attività del Centro di formazione sindacale dalla nascita allo scioglimento.
La documentazione è costituita nella maggioranza dei casi da materiale relativo ai corsi di formazione raccolto, appunto, nella serie ‘Corsi’ i cui fascicoli sono costituiti generalmente da: schede individuali di partecipazione, elenco dei partecipanti e programma del corso. A questi documenti spesso è associato il materiale didattico: pubblicazioni periodiche, stralci di monografie o di articoli, interventi di segretari e dirigenti sindacali, relazioni, appunti, schemi.
In Biblioteca sono a disposizione degli utenti volumi, monografie e periodici sulla formazione sindacale dagli anni Cinquanta ad oggi. A seguire alcuni dati generali.
Nel 1954 esce la prima dispensa della «Collana di brevi corsi», curata dall’Ufficio organizzazione confederale.
A partire dagli anni Sessanta il materiale didattico viene raggruppato in due collane: «Brevi corsi sindacali» (9 titoli tra il 1966 e il 1969) e «Formazione sindacale» (3 titoli tra il 1967 e il 1968).
Nello specifico:
«Brevi corsi sindacali»La programmazione economica (a cura di C. Pontacolone e B. Roscani, 1967); La contrattazione collettiva (giugno 1967); GGIL e Politica agraria (a cura di S. Moretti e B. Roscani, ottobre 1967); I piani di zona in agricoltura (a cura di S. Moretti e B. Roscani, marzo 1968); Sindacato, contrattazione e società (febbraio 1969); Lavoratori e ordinamento giuridico (a cura di M. Vais); Diritti sindacali e potere contrattualeGestione sindacale del collocamento e dell’accertamento previdenziale in agricolturaPer una gestione democratica del collocamento e della previdenza in agricoltura (a cura della Federbraccianti).
«Formazione sindacale»Organizzazione del lavoro nelle imprese (a cura di C. Pontacolone); Tempi e cottimi (a cura di C. Pontacolone e A. Di Gioia); L’ambiente di lavoro (a cura di G. Marri e I. Oddone).
A partire dall’estate 1971 (fino al 1974) si decide la realizzazione di una nuova pubblicazione periodica dalla titolazione evocativa «Formazione sindacale permanente».
Nel 1973 la CGIL inaugura una nuova serie di pubblicazioni dal titolo «Formazione sindacale materiali», che sostituisce la Collana di «Formazione sindacale» e la «Collana di brevi corsi».
Negli anni Ottanta vede la luce il «Bollettino CGIL» della Sezione Formazione. Dopo essere uscito poche settimane prima del Congresso del 1986, il Bollettino, che informava dell’andamento dei corsi nazionali e locali, riappare quasi tre anni dopo, nel dicembre 1988.
Sempre nel 1988 viene dato alle stampe il volume Formazione alla formazione, progetto diretto da S. Meghnagi, Centro studi e formazione Sindacale CGIL – Istituto di ricerche economiche e sociali, Ediesse, Roma 1988. Il cofanetto conteneva i seguenti sette volumi: P. Cerretti, B. Roscani, La formazione sindacale come risorsa dell’organizzazione; S. Meghnagi, Educazione degli adulti, qualificazione professionale, formazione sindacale; B. Maggi, Formazione e organizzazione; A.M. Ajello, Trasmissione ed elaborazione delle conoscenze; R. Ghiaroni, La programmazione curricolare; M. Depolo, Strategie e metodi nella gestione didattica; M. Lichtner, La valutazione delle azioni formative.
Ilaria Romeo

La formazioni sindacale nella CGIL: elementi per una storia

“Oltre venti anni di fascismo ci hanno lasciato il vuoto, non si è formato nessun organizzatore perché quella che il fascismo chiamava un’organizzazione sindacale era un carcere; quelli che in tale regime erano gli organizzatori, non erano per lo più che dei burocrati corrotti. Senza capaci organizzatori non possiamo progredire. Noi siamo già 1.300.000, saremo tra poco 4 milioni: non abbiamo dirigenti sufficienti per i nostri Sindacati, per le nostre Federazioni, per le nostre Camere del lavoro. Bisogna rimediare col solo mezzo possibile: formando nuovi quadri e avendo coraggio, avendo audacia. I nuovi dirigenti, i nuovi organizzatori sindacali si possono formare attraverso l’attività, attraverso le lotte, sviluppando la vita democratica dei sindacati. Altro difetto dei nostri sindacati: quello di un certo burocratismo per cui si crede che tutte le questioni possano essere regolate con lo scambio di lettere. Il sindacato deve promuovere discussioni, assemblee, far partecipare i lavoratori alla vita sindacale, deve essere la espressione libera della massa. E’ attraverso una vita sindacale così concepita, non attraverso il burocratismo che si debbono formare e si formeranno i nuovi dirigenti. Abbiate fiducia nei giovani, spingeteli avanti! Abbiamo bisogno di nuovi dirigenti, e questi non ci possono essere forniti che dalla gioventù! La gioventù è generalmente scettica per le delusioni gravissime che essa ha sofferto nel fascismo. Dimostriamo tutta la fiducia che noi riponiamo nei nostri giovani! Un altro difetto essenziale dei nostri sindacati è l’assenza delle donne dal lavoro sindacale. Noi abbiamo una percentuale elevata di donne nei servizi, negli uffici, ma non vediamo le donne nei comitati direttivi dei sindacati, non vediamo le donne nelle commissioni esecutive delle Camere del lavoro, delle Federazioni nazionali, non le vediamo a questo congresso, che non è degli uomini lavoratori, ma è il congresso di tutti i lavoratori italiani, e le donne sono una parte importante dei lavoratori italiani che debbono partecipare integralmente alla vita ed alla nostra attività sindacale. Noi dobbiamo fare sempre nostre tutte le rivendicazioni dei giovani e delle donne; noi dobbiamo affermare il principio che «a uguale lavoro, uguale salario» in tutti i settori della produzione, senza differenza alcuna” .

Così parlava Giuseppe Di Vittorio al I Congresso delle organizzazioni sindacali dell’Italia liberata tenutosi a Napoli all’inizio del 1945 quando ancora il Nord era sotto l’occupazione nazista.

Dirà 4 anni più tardi Luciano Lama: “Un altro argomento che mi sono riservato di trattare e a cui ho già accennato è quello della necessità di sviluppare una buona politica di quadri nell’organizzazione. Non vorrei che i giornalisti presenti si adontassero per questa parola: politica di quadri. Cosa vuol dire secondo noi fare una buona politica di quadri? Significa facilitare l’ascesa dei quadri migliori, dei dirigenti migliori. Significa selezionare quei lavoratori che nelle lotte si dimostrano i più combattivi, i più fedeli alla causa della classe operaia e si dimostrano disposti ad affrontare maggiori sacrifici perché, si può essere certi che il quadro sindacale che esce dalla lotta, che s’improvvisa dirigente - perché questo è il fenomeno naturale che avviene - il dirigente che viene fuori dall’agitazione e dallo sciopero in un momento particolare di difficoltà, è disposto a fare dei sacrifici ed è fedele alla causa dei lavoratori. Questo dirigente è un dirigente che non tradirà. Il primo requisito dei dirigenti sindacali deve essere proprio questo: la fedeltà alla causa dei lavoratori, la certezza per i lavoratori che questo uomo potrà sbagliare, potrà commettere errori, ma non potrà tradire. Questo è l’obiettivo primo da raggiungere con una buona politica di quadri. Ma non basta.  Non basta perché i dirigenti sindacali emergono nella lotta, ma non si completano nella lotta. Per completare la preparazione dei dirigenti sindacali occorre che essi svolgano attività concreta nei Sindacati. Il dirigente sindacale non lo si fa al tavolino ma nella lotta e nell’attività sindacale. E’ necessario quindi che gli uomini che vengono fuori, come dicevo, dalla lotta, siano aiutati in modo che, svolgendo attività sindacale possano essere messi nelle condizioni di diventare veramente dei buoni dirigenti. Perché un quadro sindacale sia completo è necessario anche che esso acquisisca quelle conoscenze che l’attività di ogni giorno difficilmente gli può dare. Ecco perché sarebbe opportuno che la Confederazione del Lavoro, che le maggiori Camere del Lavoro e le maggiori Federazioni di categoria istituissero delle scuole sindacali. Non dovrebbero essere soltanto scuole nelle quali si impara la tecnica del contratto di lavoro, ecc. Queste scuole dovrebbero insegnare ai quadri sindacali la storia del movimento sindacale, le tradizioni gloriose del movimento sindacale italiano ed internazionale e dovrebbero insegnare anche una cosa che sta scritta nel primo articolo dello Statuto della Confederazione del Lavoro: l’obiettivo finale, lo scopo finale della CGIL è quello di realizzare una nuova società. Noi dobbiamo fare sì che i dirigenti sindacali sappiano queste cose, le debbono sapere in modo che non si immergano completamente nel praticismo di ogni giorno, e perdano di vista questi che sono gli obiettivi finali” .

Le prime scuole sindacali cominciano ad essere istituite, a livello locale, tra il 1949 e il 1950. Le prime notizie concrete sul funzionamento di una scuola sindacale locale provengono da Novara dove il 10 novembre 1949 viene inaugurata per iniziativa della locale Camera del Lavoro una scuola sindacale per venti allievi, ubicata nei locali di proprietà del Comune di Palazzo Fossati. 
Nei primi mesi del 1950 viene inaugurata a Gallo Bolognese, alla presenza del nuovo responsabile dell’organizzazione Agostino Novella, la seconda scuola locale, per sindacalisti e cooperatori. Qualche giorno dopo una cerimonia analoga inaugurava la scuola sindacale della Camera del Lavoro di Modena, ubicata a Riccione.

Sempre a Riccione, nello stesso Albergo Boemia che ospita la scuola della Camera del lavoro di Modena nasce la prima Scuola centrale sindacale della CGIL, inaugurata nel marzo 1951 da Agostino Novella alla presenza del direttore Giovanni Fornari e degli insegnanti Elio Capodaglio e Raffaele Paoletti. 

Il 5 dicembre 1951 la Scuola Centrale viene trasferita da Riccione a Grottaferrata, vicino Roma.

Dall’estate del 1952 la Scuola Centrale di Grottaferrata cambia nome; l’11 agosto, infatti, in occasione del 60° compleanno del segretario generale Giuseppe Di Vittorio si decide di intitolare proprio al leader di Cerignola la Scuola di formazione sindacale della CGIL. 

Recita la risoluzione organizzativa del Congresso di Napoli del 1952: “Nessuna seria azione di consolidamento e di sviluppo della organizzazione sindacale sarà resa possibile senza seguire un giusto lavoro di formazione e senza un più coraggioso avanzamento di quadri dirigenti vecchi e di quelli che si siano distinti nel lavoro e nella direzione della lotta.  L’obiettivo di una buona politica dei quadri sta nel mirare a formare dirigenti di tutte le correnti e di nessuna corrente, che sappiano comprendere e tradurre nella realtà le decisioni degli organi dirigenti. La formazione del quadro dirigente deve essere attuata con un maggiore studio individuale, con riunioni, discussioni e con il controllo collettivo dell’azione e del lavoro, con una maggiore critica e autocritica, con un’azione più conseguente, contro i residui di opportunismo e di settarismo per ulteriormente rafforzare l’unità della CGIL, l’unità con tutti i lavoratori e l’unità d’azione con le altre organizzazioni sindacali. 
Particolare attenzione deve essere data alla formazione di dirigenti provinciali di Lega, di fabbrica ed agli attivisti in genere, con il potenziamento della Scuola nazionale, con la costituzione delle scuole regionali o interregionali di carattere collegiale, con brevi corsi tenuti nelle zone più povere, particolarmente del Mezzogiorno e del Veneto, con brevi corsi serali per attivisti che acquistino carattere di massa” . 

La risoluzione sui problemi organizzativi licenziata dal IV Congresso nazionale di Roma del 1956 ribadisce i concetti già presenti nelle conclusioni dell’assise di Napoli con un’importante integrazione sulla realizzazione di una autonoma e permanente politica dei quadri, lontana da qualsiasi influenza di partito. 

La circolare confederale n. 1800 del 29 ottobre 1960 trasmette a tutte le Camere del lavoro e le Federazioni nazionali di categoria il documento su La formazione dei quadri sindacali, approvato dalla Segreteria confederale, che riportiamo nella sua interezza: “La Commissione confederale di organizzazione ha preso in esame nella riunione del 21-22-23 settembre u.s. i problemi della formazione e della qualificazione dei quadri sindacali. E’ compito permanente dell’organizzazione promuovere il costante arricchimento del numero e della qualità dei quadri dirigenti del sindacato. Ciò diviene necessità improrogabile nel momento in cui la coscienza sindacale delle masse è in pieno risveglio e pone con forza sempre crescente l’esigenza di un sindacato che assolva in pieno al proprio ruolo autonomo nelle aziende e nel paese. Lo stesso sviluppo della politica articolata, il rinnovato contenuto delle rivendicazioni, specie a livello aziendale e di settore, il conseguente adeguamento delle strutture organizzative postulano la necessità di nuove leve di quadri sindacali e l’impegno permanente per la ricerca, la conquista, la valorizzazione di coloro che si distinguono nelle lotte e nella milizia sindacali. La elaborazione delle rivendicazioni, le lotte, lo sviluppo della vita democratica interni sono momenti importanti per la formazione di nuovi quadri; anche il moltiplicarsi delle esperienze che derivano da un’attiva presenza nella vita e nella direzione delle istanze sindacali è di per sé un fatto altamente formativo. Lo sviluppo del processo formativo dei quadri va però promosso ed organizzato da parte del sindacato. Le esigenze attuali della contrattazione differenziata e i compiti sempre più onerosi ai quali il sindacato deve assolvere richiedono infatti anche un’alta qualificazione politico-sindacale, tecnica e culturale dei quadri dirigenti. E’ necessario, quindi, promuovere a questo scopo un sempre più intenso programma di lavoro di tutta l’organizzazione sindacale diretto a perfezionare la preparazione dei quadri. Tale programma deve offrire ai quadri che occupano posti di responsabilità a tutti i livelli dell’organizzazione la possibilità di approfondire gli aspetti più attuali della contrattazione (cottimi, premi di rendimento, qualifiche, organici, ecc.) e tutte le altre questioni poste dal ruolo che ricopre il sindacato nell’attuale ordinamento sociale (problemi della sicurezza sociale, dello sviluppo economico, del tempo libero ecc.). Per gli altri, i giovani attivisti in particolare, necessita una sempre più ampia informazione che, muovendo dai più lontani orientamenti, ricolleghi gli ideali del sindacato unitario al significato della sua attuale politica e alle prospettive di rinnovamento e di unità che esso dischiude ai lavoratori italiani. Il funzionamento della Scuola centrale della CGIL rappresenta indubbiamente un contributo decisivo per lo sviluppo di questa attività. Essa, però, non basta da sola a soddisfare le esigenze attuali di qualificazione dei quadri sindacali. E’ necessario pertanto dare vita ad una serie di iniziative differenziate al massimo, sebbene armonizzate negli scopi e nel contenuto, al fine di raggiungere con questa attività centinaia di quadri delle Camere del lavoro, dei sindacati provinciali, delle leghe, delle aziende. L’attuale programma della Scuola centrale della CGIL prevede lo svolgimento di corsi sui cottimi e sui salari (il primo corso su questi argomenti è già stato realizzato con successo), sulle forme di salario legate al rendimento, sulle questioni della sicurezza sociale, sulla contrattazione in agricoltura, ecc.; è pure prevista la realizzazione di un corso trimestrale per giovani attivisti. L’attività della Scuola centrale viene seguita dalla pubblicazione del materiale didattico elaborato con il contributo dei partecipanti ai corsi e di tali pubblicazioni possono, quindi, avvantaggiarsi le organizzazioni che promuoveranno nel loro ambito corsi formativi. Esistono già alcune esperienze positive realizzate dalle Federazioni nazionali (per esempio il corso per giovani attivisti della Federazione dell’Abbigliamento) e dalle Camere del lavoro (campeggi estivi di tre Camere del lavoro piemontesi, ecc.). Tali esperienze vanno generalizzate e vanno assunte come metodo permanente di lavoro. E’ necessario che le organizzazioni di base assumano nei loro programmi di lavoro la realizzazione di brevi corsi formativi serali o di breve durata, come i Tre giorni organizzati dalla Federbraccianti. Naturalmente, a seconda delle località e del grado di preparazione dei partecipanti, il corso dovrà centrarsi sulla materia che sembrerà più opportuna, caso per caso. La Segreteria della CGIL è convinta che la messa a punto e la realizzazione di una vasta attività formativa rappresenti un aspetto attuale e caratteristico della politica autonoma dei quadri e possa quindi contribuire a rafforzare la funzione insostituibile del sindacato, a consolidare i suoi legami con i lavoratori, a dotare tutte le istanze sindacali di quadri dirigenti che siano espressione diretta di una politica sindacale e anche delle leve sindacali a cui essa si rivolge” .

Sempre nel 1960, all’indomani del Congresso di Milano, la Segreteria confederale nomina un gruppo di lavoro composto da Antonio Tatò (direttore di «Rassegna sindacale»), Silvano Ridi (responsabile della Commissione nazionale giovanile) e Carlo Sazio (Ufficio Quadri e scuole),  incaricato di compilare un programma specifico per la formazione sindacale.
La Scuola intanto aveva abbandonato la vecchia sede di Villa Cicerone a Grottaferrata per spostarsi nelle sedi provvisorie di Genzano e Ariccia (definitivamente chiuse nel 1964).

Recita la risoluzione organizzativa del Congresso di Bologna del 1965: “La necessità di assicurare alla CGIL e a tutte le sue organizzazioni la massima comprensione della realtà sempre più complessa e in mutamento nella quale operano, e di metterle in grado quindi di applicare efficacemente la loro politica complessiva, rende obbligatorio prendere delle misure radicali nel campo della nostra attività per la selezione, la formazione, l’impiego e la valorizzazione dei quadri. Abbiamo urgente bisogno di un maggior numero di attivisti e di dirigenti sindacali competenti, preparati, capaci di dominare, sul piano politico-sindacale e tecnico, il processo reale della condizione dei lavoratori delle città e delle campagne, con le implicazioni che tale dominio comporta sul piano delle conoscenze economiche, sociali, tecniche, giuridico - contrattuali. A questo fine, e per superare la fase di lavoro dispersivo e non sistematico nella quale tutte le nostre organizzazioni si sono finora attardate in questo campo, la CGIL dà un indirizzo e si assume un impegno del tutto nuovo compiendo lo sforzo di edificare una propria Scuola centrale quadri, la quale opererà anche come Centro di studi sociali e di formazione sindacale. Inoltre, per assicurare una direzione e un coordinamento continuo ed efficiente a questa branca di attività, verrà costituita presso il Centro confederale una apposita sezione di lavoro. Queste misure devono essere intese e comprese da tutte le organizzazioni verticali e orizzontali in tutto il significato e il valore di svolta nei campi dell’attività formativa che hanno, anche per loro e per le iniziative che esse hanno in corso a tutti i livelli. L’obiettivo che questa volta ci proponiamo di raggiungere è di far prendere al Sindacato direttamente nelle mani quell’opera di selezione e di formazione di nuove leve di quadri dirigenti sindacali qualificati, competenti, tecnicamente agguerriti, quali sono necessari a una moderna organizzazione come la CGIL per colmare i vuoti e le carenze oggi esistenti nelle sue file, per garantirsi un ricambio, un rinnovamento e una promozione continua delle migliaia di suoi dirigenti, quadri e attivisti che operano a tutti i livelli” .

Il 21 novembre 1966 viene ufficialmente inaugurato il Centro studi e formazione sindacale di Ariccia, diretto da Angelo Di Gioia, con la collaborazione di Isabella Milanese, Carlo Sazio e Claudio Pontacolone.

Cinque anni più tardi, nel luglio 1972, dei risultati e della natura della Scuola di Ariccia si occupa il Convegno di studi ‘Problemi ed esperienze di formazione sindacale’, svoltosi a Roma e promosso dalla Fondazione Brodolini (atti a stampa consultabili in Biblioteca). Durante i lavori Angelo Di Gioia e Claudio Pontacolone illustrarono uno studio complessivo sull’attività del Centro dal 1967 al 1974, successivamente pubblicato anche nei «Quaderni di Rassegna sindacale».

A partire dal 1975 il decentramento dell’attività formativa nei territori diventa la via privilegiata nella costruzione del sistema formativo della CGIL. Nel giro di un biennio rafforzano la loro attività formativa regioni come l’Abruzzo, la Campania, il Lazio, il Friuli, il Piemonte e il Veneto (accanto alle più quotate Lombardia ed Emilia), e province quali Taranto, Roma, Perugia, Forlì, Cagliari (accanto a Milano, Firenze, Torino). Ma la spinta principale proviene da quattro nuove scuole che nascono tra il 1975 e il 1977: la «Ca’ Vecchia» a Bologna (inaugurata nel settembre 1975), la «Santa Venerina» a Catania (inaugurata il 4 giugno 1976), il Centro dell’Impruneta, nei pressi di Firenze e quello di Imbersago, in provincia di Como, entrambi inaugurati nel corso del 1977.

L’anno successivo, il 9-10 novembre 1978, la CGIL organizza ad Ariccia un Convegno nazionale sulla ‘Politica dei quadri e formazione sindacale’, preceduto da un ampio dibattito ospitato su «Rassegna Sindacale», aperto da Salvatore Bonadonna e concluso da Rinaldo Scheda, cui partecipano nomi importanti del Sindacato.

Con il Congresso del 1981 per la prima volta la formazione sindacale entra nello Statuto: 

Art. 4. La CGIL e le organizzazioni confederali nell’ambito delle rispettive competenze e sempre praticando e organizzando la partecipazione dei lavoratori si propongono di realizzare i propri scopi: [...] h) potenziando a tutti i livelli un’attività sistematica di formazione sindacale che renda effettiva e qualifichi la partecipazione dei lavoratori ai compiti e alle responsabilità del sindacato. 

Art. 6. L’autonomia del sindacato si esprime fondamentalmente con il più ampio esercizio della democrazia e della partecipazione dei lavoratori alla vita sindacale, all’elaborazione della sua linea politica con l’assoluta aderenza delle sue scelte agli interessi particolari e generali dei lavoratori, con lo sviluppo di una qualificata formazione dei quadri sindacali e l’autofinanziamento da parte dei lavoratori.

L’anno successivo vengono resi noti i risultati de La formazione sindacale in Italia: ricerca ISFOL, in collaborazione con la Fondazione Seveso, sulla metodologia e i livelli d’intervento nelle strutture formative sindacali (consultabile in Biblioteca). 

Da un punto di vista dei documenti ufficiali, il Congresso del 1986 è forse il momento di maggiore visibilità politica della formazione, elevata a “risorsa strategica dell’organizzazione”. Recita la mozione n. 47: “La formazione sindacale deve favorire la partecipazione di decine di migliaia di quadri sindacali, di delegati, di nuovi iscritti al grande sforzo che il sindacato deve compiere nel penetrare dentro ai sistemi organizzativi e produttivi per cogliere con i lavoratori la portata delle innovazioni e cercare di influire il più possibile sulla loro natura, aggiornando forme, contenuti e metodi dell’intervento del sindacato e allargandone la rappresentatività. [...] Il superamento dell’idea di formazione come intervento eccezionale, la rapida obsolescenza delle conoscenze scientifiche e tecniche, il crescente divario tra i livelli medi di cultura e il profondo mutare del contesto entro cui l’esperienza sindacale viene elaborata e modellata da generazioni diverse di quadri sindacali pongono il problema di una formazione ricorrente. E’ compito degli organi dirigenti a ogni livello valutare con attenzione l’apporto specifico che deve venire dall’azione educativa formalizzata e farla affermare come parte essenziale del lavoro di direzione politica e organizzativa”.

Nella primavera del 1989 la Conferenza di programma ridisegna il volto nuovo della CGIL (sindacato dei diritti e del programma) ed in autunno la Conferenza di organizzazione avvia il processo che porterà alla fine delle tre componenti storiche della CGIL (comunista, socialista e terza componente). Un tale processo politico avrà ripercussioni anche sul piano culturale e formativo, aprendo una nuova fase nella storia dell’organizzazione.

Nel 1990 il Centro Studi di Ariccia chiude per motivi non soltanto finanziari. Il Centro aveva nel tempo perduto il rapporto con le strutture periferiche, al punto che l’anno precedente la chiusura, nel 1989, la CGIL decide di riportare la funzione di formazione all’interno dell’organizzazione, creando un Ufficio formazione dipendente dal Dipartimento di organizzazione. 

Nel capitolo dedicato alla politica organizzativa, parlando di politica dei quadri e formazione, recita la tesi n. 29 presentata al XII Congresso (Rimini 1991): “Va decisamente superata la logica prevalente che ha presieduto finora alla politica dei quadri in CGIL: quella delle componenti. E’ necessario prendere atto che l’attività della CGIL si esplica attraverso un’articolazione e una differenziazione di funzioni, le quali rispondono a logiche organizzative diverse. E’ urgente ridefinire regole sulla politica dei quadri che rispondano a queste diverse logiche organizzative. Il Congresso si propone di rafforzare il ruolo della formazione nella valorizzazione delle risorse umane e nel raggiungimento degli obiettivi culturali, politici, organizzativi della Cgil”. 

Nello stesso documento si individua un progetto concreto che rimette in discussione lo stesso Ufficio formazione creato due anni prima, cioè la costituzione di un Istituto superiore di studi e formazioneIl progetto, già delineato nelle tesi congressuali, si realizzerà nel 1994 con la nascita dell’ISF - Istituto superiore di formazione.

Quasi  un ventennio più tardi, il 3 giugno 2013, i tre istituti della CGIL afferenti in generale all’area della formazione e ricerca: Associazione Bruno Trentin (nata nel 2010), Isf e Ires (fondata nel 1979), si fondono per dar vita ad un unico centro di iniziativa sindacale, di ricerca e formazione. 

Dal primo settembre 2015 si è completata la costituzione della Nuova Fondazione Giuseppe Di Vittorio come unico istituto nazionale della CGIL per la ricerca storica, economica, sociale e della formazione sindacale, frutto della progressiva unificazione di tutti i precedenti enti della Confederazione: Associazione Bruno Trentin, Ires, ISF e SMILE. L’iniziativa, che dà seguito alle deliberazioni della Conferenza d’organizzazione della CGIL (17-18 settembre 2015), punta al rilancio, alla razionalizzazione e al coordinamento dell’insieme degli istituti della Confederazione.

Il 1° ottobre 2015, dando seguito alle decisioni della stessa Conferenza d’Organizzazione, viene istituita, all’interno dell’Area delle politiche organizzative del Centro confederale, la carica di responsabile della Formazione sindacale, con lo scopo di censire, valorizzare e coordinare l’insieme delle attività formative delle strutture della CGIL (territori, categorie, servizi); definire il percorso verso il Piano Formativo Nazionale; ricostruire il ciclo della Formazione per rafforzare la dimensione di sistema delle diverse attività formative; promuovere l’idea e le pratiche del diritto/dovere della formazione per i delegati, i dirigenti, i dipendenti dell’Organizzazione.
Sempre nella Conferenza si è decisa l’istituzione di un Coordinamento della Formazione, che verrà eletto dal Direttivo (e successivamente dai singoli Congressi) e di un Fondo per la Formazione che verrà definito e costruito secondo le decisioni che verranno assunte dal Comitato Direttivo della CGIL.

Ilaria Romeo

mercoledì 20 luglio 2016

19 luglio 1943: bombe su Roma!

"Un cielo limpido con un sole splendido. A Roma la vita di ogni giorno attivissima e tanta calma. Ché i manifesti nemici caduti in nottata non hanno impressionato nessuno. E’ l’ora in cui le massaie vanno in giro per botteghe e mercati per le provviste. E qualche bimbo resta solo e qualche altro più grandicello va a spendere perché mamma è malata o troppo occupata. E’ l’ora in cui gli abitanti di tutte le città pensano al desinare. E chi è in ufficio, al lavoro o nelle officine, guarda l’orologio per sapere se manca molto. Come messo dall’infinito sulla città si abbassa un aereo tutto bianco. Un falco d’alluminio che vertiginosamente piomba con la mitraglia a dilaniare carni e cose. Dalla Città universitaria dove mi trovo sul viale centrale lo vedo precipitare a bersagliare noi che corriamo. Intanto le 100 sirene ululano l’allarme […]
Si può descrivere lo spettacolo delle zone colpite? No, non basterebbe nemmeno fotografarle, ché quell’aria col calore degli incendi, i disperati richiami e singhiozzi di un popolo che tutto ha perduto, la visione dei feriti e delle vittime orribilmente dilaniate sono più che una visione, una sarabanda. Eppure è realtà tragica. Mio padre è salvo, ma miracolosamente ed ha vissuto tre ore terribili in un seminterrato. Dov’era lui tutto è contorto, bruciato, finito. Molti suoi compagni sono morti. Altri feriti, certi orribilmente mutilati. A casa prima di me, irriconoscibile del volto per la patina di porcherie, ho trovato mio padre. Trastevere non è stata attaccata. Quando dal tram (dopo altri quattro chilometri di marcia) ho visto casa mia in piedi ho respirato. Credo anche sorriso. Quando ho rivisto i miei ho pianto, mio padre più degli altri in pena per me l’ho inteso tremare nell’abbraccio. Siamo salvi. Iddio sia lodato. Sia grazie al cielo. Pietà e misericordia per gli altri.
19 luglio ‘43 Lutto di Roma"
Dino Marconi (ASCGIL)


martedì 12 luglio 2016

FORMAZIONE SINDACALE: COME ERAVAMO





Di formazione sindacale si parla nelle riunioni della Segreteria confederale dell’11 febbraio 1967, 16 dicembre 1971, 27 ottobre, 12 e 19 dicembre 1972, 6 marzo, 4 giugno, 26 settembre e 29 novembre 1973, 7 novembre 1974, 5 marzo e 4 giugno 1975.

Dal 1957 al 1966 risultano nell’Archivio storico CGIL nazionale 17 fascicoli dedicati alla formazione sindacale. Il loro numero sale a 57 fino al 1986.

197 in totale sono le circolari confederali ad essa dedicate, centinaia le foto, decine i video.

1500 fascicoli conservati in 500 buste attestano la attività del Centro studi e formazione sindacale di Ariccia dalla nascita allo scioglimento.

All’interno della pagina del portale CGIL all’argomento dedicata cercheremo di raccontare - attraverso documenti d’Archivio spesso inediti, foto e video digitalizzati e riprodotti - la storia della formazione sindacale nella CGIL dal 1944 a ieri.

Dalle parole di Di Vittorio al I Congresso delle organizzazioni sindacali dell’Italia liberata tenutosi a Napoli all’inizio del 1945 quando ancora il Nord era sotto l’occupazione nazista ad oggi, i documenti selezionati e riprodotti racconteranno le tappe principali della storia della formazione sindacale all’interno della nostra organizzazione.

Un tuffo nella memoria che servirà a capire meglio i cambiamenti e le scelte dell’oggi, rintracciando le radici della nostra storia collettiva ed evidenziando le forme che nel corso del tempo la Confederazione si è data per esercitare la sua funzione formativa nei confronti dei propri rappresentanti e  rappresentati a beneficio di fatto di tutta la società.